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Evangelici contro la vendita di armi

Il Consiglio federale vorrebbe facilitare la vendita di armi a paesi che sono coinvolti in guerre civili, la Federazione delle chiese evangeliche è contraria

in  Svizzera , politica

Evangelici contro la vendita di armi

(Marius Schären) Dopo la Commissione per la politica di sicurezza del Consiglio nazionale, anche quella del Consiglio degli Stati ha approvato l'intenzione del Consiglio federale di allentare le norme che regolano la vendita di materiale di guerra svizzero all'estero. La Svizzera dovrebbe dunque poter esportare armi anche verso paesi che sono coinvolti in una guerra civile. La validità dei permessi per la vendita dovrebbe inoltre essere estesa a due anni, mentre ora è limitata a un anno.

Chiese evangeliche contrarie
Già lo scorso febbraio la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera (FCES) aveva inoltrato, insieme alla Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), una lettera di protesta indirizzata al Consiglio federale. Alla luce dei pareri espressi recentemente dalle Commissioni per la politica di sicurezza delle due camere, il testo di quella lettera appare insolitamente incisivo. "L'esportazione di materiale da guerra verso paesi in cui è in corso un conflitto interno è, dal nostro punto di vista, assolutamente inaccettabile", ha precisato il vicepresidente della FCES, Daniel Reuter.

Evangelici contro la vendita di armi

Un profondo dilemma
Un cristiano non deve necessariamente essere un pacifista, sostiene Reuter: "La Federazione non è contraria all'esercito e ritiene giustificata l'attività dell'industria elvetica degli armamenti che garantisce il necessario rifornimento all'esercito svizzero". A fare problema è la volontà del Consiglio federale di venire incontro alle richieste di aumento di produttività dell'industria degli armamenti tramite l'allentamento delle norme sull'esportazione. Il fatto che il permesso di esportare in paesi coinvolti in conflitti interni sia vincolato al fatto che il materiale venduto non sarà impiegato in quelle operazioni è, secondo Reuter, "del tutto assurdo". L'obiezione del vicepresidente della FCES: "Chi potrà valutare se quelle armi saranno utilizzate o meno e a quali scopi?".

Appello del pastore Christoph Sigrist

Paura del confronto
La FCES esprime inoltre delle riserve nei confronti del segnale politico derivante dalla decisione del Consiglio federale e delle Commissioni. Il fatto che sia stata esclusa una procedura di consultazione mostra chiaramente, secondo Daniel Reuter, che il Consiglio federale e le Commissioni temono le opinioni contrarie. "In questo modo evitano il confronto democratico", e questo potrebbe avere in definitiva effetti negativi sull'intenzione delle autorità di sostenere l'industria elvetica degli armamenti.
La Federazione ha espresso la propria approvazione nei confronti dell'iniziativa di un gran numero di pastori e pastore della chiesa riformata di Zurigo, i quali hanno inviato una lettera aperta al consiglio federale contro l'allentamento delle norme sull'esportazione di armi. Apprezzamento anche per l'appello rivolto dal pastore del Grossmuenster, Christoph Sigrist, a ritirare la proposta.
Anche la Federazione delle chiese evangeliche intende compiere ulteriori passi. "Questa settimana il tema sarà trattato nel corso della seduta del Consiglio della FCES", conclude Reuter. "Con ogni probabilità decideremo di riprendere contatto con la CVS per intraprendere degli ulteriori passi comuni". (reformiert.; trad. it. P. Tognina)