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Un ponte umanitario sul mare

A Zurigo una manifestazione per politiche migratorie più umane ha visto sfilare pacificamente 3000 persone. Tra gli organizzatori la Humanitarian Pilots Initiative, una ONG svizzera da due mesi bloccata a Malta

in  migrazione , Europa

Un ponte umanitario sul mare

(Gaëlle Courtens) Cresce il movimento “Seebrücke”, letteralmente “ponte sul mare”, nato prima dell’estate in Germania, dopo la stretta di alcuni Stati europei - e in particolare l’Italia - sulle navi private di soccorso che operano nel Mediterraneo. Durante tutta l’estate manifestazioni si sono svolte in numerose città tedesche contro le recenti politiche migratorie, per l’istituzione di vie sicure legali per i rifugiati e contro la criminalizzazione delle ONG.

Ponti e non muri
Sabato 1. settembre la “Seebrücke” ha raggiunto anche la Svizzera: 3000 persone hanno sfilato nelle strade di Zurigo per chiedere di permettere ai soccorritori civili di continuare a fare il loro lavoro, quello cioè si salvare vite.
“Sì ai ponti, non ai muri”, “Fermate le morti, non i soccorritori”, “Vie di fuga legali e sicure” “Per città solidali” si poteva leggere su alcuni degli striscioni.

Criminalizzazione dell’aiuto
“Siamo impediti dal soccorrere persone che annegano in mare. Quello che in uno Stato di diritto si chiama ‘omissione di soccorso’, e che si configura come un reato penale, nel Mediterraneo centrale è diventata la norma, contro ogni disposizione prevista dal diritto internazionale”. Così ha dichiarato a Voce evangelica Fabio Zgraggen, appenzellese e fondatore della ONG "Humanitarian Pilots Initiative” (HPI), tra gli organizzatori della manifestazione.

Un ponte umanitario sul mare

La ONG svizzera 2Humanitarian Pilots Initiative" ha base a Malta e fino a poche settimane fa affiancava dall’aria l’ONG tedesca di salvataggio in mare "Sea Watch 3". Dal 2016 la HPI, grazie al suo “Moonbird”, il velivolo di ricognizione a due posti, ha contribuito a trarre in salvo più di 20'000 persone.

Fabio Zgraggen

Un ponte umanitario sul mare

Il sostegno dei protestanti tedeschi
“Da due mesi le autorità maltesi ci impediscono di volare, mentre i nostri partner delle navi ONG non possono lasciare il porto de La Valletta”, ha detto Zgraggen, che a Voce evangelica ha confermato di avere il sostegno finanziario della Chiesa evangelica in Germania (EKD). “Ci stanno vicini anche fattivamente. Non solo una delegazione dell’EKD è venuta a trovarci a Malta per esprimerci solidarietà, ma abbiamo deciso di prendere un avvocato nel tentativo di sbloccare la situazione. Non abbiamo capito di quale reato saremmo accusati. Non risultano denunce all’autorità giudiziaria, eppure l’aeroporto di Malta non ci dà l’autorizzazione a volare”.
Ringraziando i manifestanti dal palco Zgraggen ha detto: “Quando si vola sopra il mare ci si sente spesso molto soli, ma è bello vedere che ci sono tante persone che sostengono il nostro impegno a favore del soccorso in mare”.

Un ponte umanitario sul mare

Ampia partecipazione
Tra i 50 sostenitori della manifestazione zurighese promossa da HPI e alarmphone.ch  anche l’Aiuto delle chiese evangeliche in Svizzera (HEKS), che solo poche settimane fa, insieme alla Organizzazione svizzera per l'aiuto ai rifugiati (OSAR), aveva depositato al Palazzo federale a Berna le 38’000 firme della petizione “Vie sicure e legali per i profughi”.