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Due volti dell'America

Per Malcolm X e Martin Luther King la religione era legata alla lotta politica

in  America , religioni , politica

Due volti dell'America

Lo storico Pap Ndiaye, professore all’Institut d’études politiques di Parigi, mette a confronto le figure di Martin Luther King, pastore battista leader del movimento nonviolento per i diritti civili degli afroamericani, e di Malcolm X, militante nero americano convertito all'islam.

Malcolm X era un uomo del nord, mentre Martin Luther King crebbe nel sud degli Stati Uniti. Quali differenze c'erano tra le due parti del paese?
Fino alla metà degli anni Sessanta, il sud rimase segregato. Salvo eccezioni la popolazione nera non aveva il diritto di voto. Un vero e proprio regime di apartheid teneva imbrigliati i neri in tutto il sud del paese. I linciaggi erano all’ordine del giorno. Al contrario, il nord degli Stati Uniti era altamente industrializzato. La popolazione nera vi si stabilì a partire dai primi anni del Novecento, in fuga dalla violenza del sud. Nel nord le leggi di segregazione erano meno severe e i neri potevano votare, erano dunque più liberi, anche se si scontravano con la miseria dei ghetti e le difficoltà economiche.

Malcolm e Martin sono quindi cresciuti in ambienti molto diversi?
Sì. Martin Luther King proveniva da ambienti borghesi del sud. Era nato in una famiglia rispettata, seguì studi di teologia e ottenne un dottorato, cosa abbastanza rara per un pastore nero battista. Da parte sua, Malcolm X proveniva da una famiglia in procinto di dividersi. Sebbene fosse uno studente brillante, non poté proseguire gli studi. La sua formazione non avvenne all’università, ma in prigione. Malcolm X veniva dai ghetti neri del nord. Per questo fu sempre in sintonia con i giovani delle grandi città di Detroit, Chicago o New York.

Martin Luther King, il sogno infranto (video Segni dei Tempi RSI La1)

Questi due protagonisti della causa dell’emancipazione dei neri vengono spesso contrapposti, tuttavia uno sguardo attento rivela un certo numero di punti in comune. A cominciare dal fatto che entrambi legano la loro azione politica alla propria fede…
Effettivamente il loro rapporto con la religione ebbe un ruolo importante. Martin Luther King seguì le orme del padre e divenne pastore ad Atlanta. I suoi interventi dal pulpito riscossero presto grande successo. Il suo impegno politico fu chiaramente legato al suo impegno religioso. King voleva salvare le persone, qui e ora, non tanto in vista della Gerusalemme celeste.
Malcolm X si convertì all’islam in carcere, tra il 1946 e il 1952. Egli aderì dapprima alla Nation of Islam, una setta musulmana nata a Detroit, retta da regole molto rigide e guidata da Elijah Muhammad, il quale reclutava giovani neri dei ghetti di Detroit, New York e Chicago. L’impegno di Malcolm X nella Nation of Islam rientrò nell’ambito del nazionalismo nero. A differenza di King, il suo obiettivo non era quello di reclamare l’uguaglianza, bensì di valorizzare il mondo nero, affermando che esso avrebbe potuto vivere separatamente dal mondo dei bianchi. Per la Nation of Islam, i neri provenivano da una tribù perduta di Israele. Nel discorso di Malcolm X si ritrova dunque una precisa mitologia religiosa.
Per Malcolm X, proprio come per Martin Luther King, la religione era dunque legata alla lotta politica. Ciò che li separava era il fatto che per Martin la religione era un fattore d’apertura verso l’altro, mentre per Malcolm e la Nation of Islam la religione era un marcatore identitario e comunitario.

Martin Luther King

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Le idee della Nation of Islam possono essere definite “razziste”?
In un certo senso sì… La Nation of Islam ha un aspetto segregazionista molto accentuato. I membri della setta affermano che neri e bianchi non possono andare d’accordo e promuovono il “separatismo nero”. È interessante notare che Malcolm X finisce per lasciare il gruppo nel 1964. Si è molto vociferato sull’invidia tra lui e Elijah Muhammad, ma io credo soprattutto che Malcolm X avesse sempre più problemi con il comportamento settario della Nation of Islam, che non gli permetteva di inserire la sua politica in una prospettiva più ampia e di stringere alleanze. Lascia il gruppo e fonda due strutture: una è religiosa e professa una sunnismo ortodosso, mentre l’altra è laica e mira a richiamare le persone non praticanti.

Malcolm X

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C’è un altro aspetto sul quale non si troveranno mai d’accordo ed è la questione della violenza…
Effettivamente, sebbene sia necessario fare alcune precisazioni: Malcolm X non è affascinato dalla violenza. Non crede alla sua dimensione redentrice, ma non per questo la esclude. Da parte sua Martin Luther King esclude la violenza come modo di agire collettivo. Tuttavia ciò non significa che escluda l’autodifesa. Quando si impegna a Montgomery durante il boicottaggio degli autobus del 1956, i suoi visitatori sono sorpresi di vedere guardie armate intorno alla sua casa e armi disseminate in diverse stanze. King non ha quindi un atteggiamento sacrificale in cui si tratterebbe di attendere la morte, ma esclude la violenza come mezzo politico. È consapevole che il rapporto di forza è sfavorevole ai neri e che se quest’ultimi intraprendessero forme di azione violenta la repressione sarebbe terribile. A ciò va aggiunta una posizione filosofica che King prende in prestito da Gandhi: la nonviolenza è un’esperienza di trasformazione dell’avversario. Si tratta di convincerlo e di far trionfare la giustizia in modo che non ci siano perdenti.

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È tuttavia lecito affermare che i due uomini finirono per avvicinarsi?
Malcolm e Martin sono spesso presentati come personaggi antitetici. Ci piace ricordare le parole dure che Malcolm X ebbe nei confronti di Martin Luther King dopo il discorso di Washington, “I have a dream”. Malcolm X disse che quello non era un sogno, ma un incubo. Se una sorta di avvicinamento c’è, esso avviene dopo la morte di Malcolm X. Martin Luther King modifica il suo discorso affrontando la questione della povertà e denunciando con grande vigore l’imperialismo americano nel contesto della guerra del Vietnam. Prende allora le distanze dai democratici che l’hanno sostenuto, ma che si sono impelagati in quella guerra. Il Martin Luther King che muore assassinato nel 1968 è un uomo amareggiato. Molti suoi compagni di lotta gli hanno voltato le spalle. Non afferrano il senso della nuova campagna contro la povertà che si appresta a lanciare. Lo vedono innanzitutto come un rappresentante del mondo nero e gli rimproverano di essersi spinto troppo oltre nelle rivendicazioni sociali. (Guillaume Henchoz, reformes.ch; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

Martin Luther King e Malcolm X

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