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Democrazie sotto pressione

Sempre più persone vivono in condizioni dittatoriali e con libertà limitate. Secondo un recente studio anche in paesi ufficialmente democratici i capi di Stato e di governo cercano sempre più di governare con mano dura

in  politica , diritti umani

Democrazie sotto pressione

(ve/epd) Secondo un recente studio era da dodici anni che lo stato della democrazia nei paesi in via di sviluppo ed emergenti non versava in condizioni così critiche. In tutto il mondo 3,3 miliardi di persone sono governate autocraticamente. Ad affermarlo è l’Indice di trasformazione 2018 della fondazione Bertelsmann. Non erano mai state così tante dal 2004, anno in cui l’Indice è stato elaborato per la prima volta.

Limitazioni dello Stato di diritto
Nei 129 Stati esaminati 40 governi, tra i quali anche quelli di democrazie avanzate, hanno limitato lo Stato di diritto negli ultimi due anni, afferma lo studio. In 50 paesi sono state ridotte le libertà politiche. Nel complesso l’Indice di trasformazione ha classificato 58 degli Stati come autocrazie (erano 55 nel 2016) e 71 come democrazie (74 nel 2016).
Una delle cause principali dei risultati negativi è la scarsa capacità e intuizione di molti Governi di reagire ai conflitti sociali in modo orientato al dialogo e al consenso, ha spiegato la fondazione. Una volta eletti, molti governanti limitano le libertà politiche per ampliare il proprio potere.

Recep Tayyip Erdogan, presidente turco

Democrazie sotto pressione

La Turchia verso l’autarchia
Secondo l’analisi soltanto il Burkina Faso e lo Sri Lanka hanno compiuto progressi rilevanti verso la democrazia. Per contro, in 13 Stati la situazione politica è significativamente peggiorata. Cinque di essi - Bangladesh, Libano, Mozambico, Nicaragua e Uganda -, secondo la ricerca, “non soddisfano più gli standard democratici minimi” e sono adesso considerati autocrazie. La democrazia in questi paesi ha conosciuto nel corso degli anni una lenta erosione, soprattutto a causa di restrizioni nella qualità delle elezioni.
I ricercatori ritengono particolarmente problematico il fatto che in un numero crescente di democrazie si assista a una riduzione dei diritti civili e all’erosione dei principi dello Stato di diritto.

Per i cittadini si tratta di uno sviluppo preoccupante

Tra i maggiori perdenti nell’Indice di trasformazione troviamo il Brasile, la Polonia e la Turchia. Diverse “democrazie difettose” come l’Honduras, il Niger, le Filippine, la Turchia e l’Ungheria si stanno avvicinando, secondo lo studio, alla soglia dell’autarchia. “L’Indice mostra che le autocrazie non sono in alcun modo più stabili ed efficienti delle democrazie”, Aart de Geus, presidente del consiglio di amministrazione della fondazione Bertelsmann.
Per i cittadini si tratta di uno sviluppo preoccupante, perché le democrazie offrono un’efficienza di governo migliore rispetto alle autocrazie, spiegano i ricercatori. Sono solitamente più efficaci nella lotta alla corruzione, nella promozione delle pari opportunità e nella creazione di un’economia di mercato funzionante. “L’Indice mostra che le autocrazie non sono in alcun modo più stabili ed efficienti delle democrazie”, ha affermato Aart de Geus, presidente del consiglio di amministrazione della fondazione Bertelsmann.

Viktor Orbán, presidente ungherese

Democrazie sotto pressione

Livello di sviluppo in calo
Gli autori dello studio identificano uno dei maggiori ostacoli alla democrazia e alla sostenibilità economica in un insufficiente sviluppo sociale ed economico. In 72 paesi in via di sviluppo ed emergenti prevalgono perciò una diffusa povertà e un’elevata disparità sociale. In 22 di questi Stati, tra cui l’India, il Sudafrica e il Venezuela, negli ultimi dieci anni il livello di sviluppo è persino calato. Soltanto un quarto dei paesi raggiunge un livello di inclusione sociale da moderato a buono. Nel 2008 era ancora un terzo.
L’attuale Indice di trasformazione della fondazione Bertelsmann si basa su relazioni nazionali dettagliate elaborate dal 2015 al 2017 da 250 esperti delle maggiori università e dei principali think tank di tutto il mondo. L’Indice viene redatto ogni due anni.