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L’Islanda vieta la circoncisione

Un progetto di legge islandese intende condannare chiunque pratichi la circoncisione a sei anni di reclusione. Un modo per proteggere i diritti dei bambini, sostengono le autorità

in  ebraismo , islam , libertà religiosa

L’Islanda vieta la circoncisione

(Kim Hjelmgaard) L'Islanda potrebbe diventare il primo paese d’Europa a vietare la circoncisione. Una notizia che ha suscitato numerose critiche. La legislazione discussa dal Parlamento islandese comminerebbe una pena detentiva di sei anni a chiunque “rimuova una parte o la totalità degli organi sessuali (del bambino)” per ragioni non mediche.
“È un attacco alla libertà di religione”, è stata la reazione di Ahmad Seddeeq, imam egiziano al Centro culturale islamico d’Islanda, lunedì 19 febbraio. Silja Dögg Gunnarsdóttir, deputata del Partito progressista del centrodestra, ha spiegato di aver proposto questa misura dopo essersi resa conto che il divieto di mutilazione genitale femminile nel paese non aveva un equivalente per prevenire la circoncisione maschile.

Diritti dei bambini
L’Islanda ha condannato le mutilazioni genitali femminili nel 2005, in accordo con altri paesi. “Qui si parla di diritti del bambino, non di libertà di religione”, ha precisato in occasione della presentazione del progetto di legge all’inizio di febbraio. “Chiunque ha il diritto di credere in ciò che vuole, ma i diritti dei bambini hanno la precedenza sul diritto di credere”.
In Islanda vivono circa 336.000 persone, tra cui 250 ebrei e 1.500 musulmani, secondo le statistiche governative. Questa nazione insulare nordica è nota per la sua legislazione progressista sulla parità dei sessi. Il mese scorso il governo ha vietato alle imprese di retribuire le donne meno degli uomini, un’altra prima a livello mondiale.

Circoncisione, un caso per due religioni (Segni dei Tempi RSI La1)

Un rito di passaggio
Il rituale religioso della circoncisione, ossia la rimozione del prepuzio dal pene, ha luogo in genere poco dopo la nascita, nel corso dell’infanzia o alla pubertà come rito di passaggio. Gli ebrei e i musulmani circoncidono i loro figli per confermare o sottolineare la loro relazione con Dio.
Sebbene questa pratica sia spesso associata all’ebraismo, un rapporto pubblicato nel 2007 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) rileva che i musulmani sono il più grande gruppo religioso che pratica la circoncisione. L’organizzazione stima che il 30% degli uomini sulla terra siano circoncisi. Circa due terzi di loro sono musulmani. Negli Stati Uniti il 98% degli uomini ebrei sono circoncisi. L’OMS sottolinea inoltre che esistono prove sostanziali che indicano che la circoncisione protegge da malattie come le infezioni delle vie urinarie, la sifilide, il cancro del pene e l’HIV.
In Islanda il progetto di legge di Gunnarsdóttir gode del sostegno politico in Parlamento e del sostegno popolare. Ma i capi religiosi di tutta l’Europa temono che il progetto islandese limiti la libertà religiosa e ritengono possa essere assimilato all’antisemitismo e all’islamofobia.

Argomento pretestuoso
“Proteggere la salute dei bambini è un obiettivo legittimo di ogni società, ma in questo caso l’argomento è usato senza fondamento scientifico al fine di stigmatizzare alcune comunità religiose”, ha dichiarato il cardinale e arcivescovo tedesco Reinhard Marx.
Milah UK, associazione britannica che tutela i diritti della comunità ebraica, ha sottolineato: “Che un paese come l’Islanda, che si considera una democrazia liberale, vieti la circoncisione e renda così impossibile la vita secondo le tradizioni ebraiche è estremamente preoccupante”.
Ahmad Seddeeq ha sottolineato che i nativi islandesi non sono circoncisi e che, non conoscendo alcun medico del paese formato per effettuare questo genere di intervento, ha portato suo figlio di tre anni in Egitto per farlo circoncidere. “A che cosa serve vietare qualcosa che in realtà non esiste?”, ha domandato. (USA Today/RNS/Protestinter)