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Meno diritti più sicurezza?

Secondo Amnesty International in Europa si sta delineando una pericolosa deriva securitaria

in  società

Meno diritti più sicurezza?

(Jean-Baptiste Jacquin) Amnesty International afferma che una “valanga di leggi” starebbe rimettendo in discussione i principi fondamentali della libertà e dei diritti umani in quattordici Stati dell'Unione europea (UE).

Reazione agli attentati
Gli atti terroristici di stampo islamista degli ultimi due anni sono riusciti a indebolire la base di valori del Vecchio continente. L'allarmante constatazione scaturisce da un'indagine condotta da Amnesty International. “Si sta smantellando l'edificio di tutela dei diritti umani costruito a partire dalla seconda guerra mondiale”, afferma John Dalhuisen, direttore AI per l'Europa e l'Asia centrale.
Mentre la Francia, il paese più duramente compito dagli attentati nel 2015 e nel 2016, è il solo membro dell'UE ad aver introdotto lo stato d'emergenza e dunque a derogare ufficialmente alla convenzione europea dei diritti umani, altri paesi hanno rafforzato il loro arsenale di polizia e di sorveglianza. L'indagine di AI ha registrato “una valanga di leggi (…) adottate a un ritmo sfrenato” che ha “minato le libertà fondamentali”.

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Rinunciare ai diritti
La minaccia terroristica avrebbe quindi provocato un'inversione nel modo di ragionare degli europei: “L'idea secondo la quale il ruolo del governo è di garantire la sicurezza affinché la popolazione possa godere dei suoi diritti ha lasciato il posto all'idea che i governi debbano limitare i diritti per difendere la sicurezza”, osserva l'organizzazione non governativa internazionale (ONGI), che ritiene “pericolosa” la strada imboccata dai paesi europei in risposta al terrorismo.

Sorveglianza e privacy
Alcuni paesi, come il Regno Unito, avevano iniziato a inasprire la loro legislazione dopo gli attentati nella metropolitana di Londra nel 2005, ma ciò non li ha messi al riparo dell'attuale ondata securitaria. Così, una legge approvata a novembre 2016 dal Parlamento britannico “introduce poteri di sorveglianza tra i più radicali dell'Unione europea e persino del mondo”, constata l'organizzazione. Il testo approvato autorizza intercettazioni di comunicazioni in massa, l'accesso e la raccolta di dati personali, anche al di fuori delle frontiere britanniche. Questa legge, che permette anche di hackerare dispositivi, è “priva di meccanismo di controllo indipendente che rilasci le autorizzazioni”.

Garantire la sicurezza affinché la popolazione possa godere dei suoi diritti o limitare i diritti per garantire la sicurezza?

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Intercettazioni senza frontiere
Lo scandalo portato alla luce nel 2013 da Edward Snowden, concernente la sorveglianza di massa operata dalla NSA negli Stati Uniti, avrebbe dovuto indurre gli europei alla prudenza. Malgrado ciò, in Olanda, in Polonia e in Austria sono state varate leggi che agevolano il ricorso a intercettazioni generalizzate da parte dei servizi segreti. Persino la Germania - finora piuttosto cauta in questo ambito -, ha ampliato i poteri di intercettazione dei suoi servizi mediante leggi del 2015 e dell'ottobre 2016, molto prima dell'attentato terroristico del 19 dicembre a Berlino.

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Misure antiterrorismo
Per John Dalhuisen la facilità con cui certi paesi, in particolare la Francia, accettano di rimettere in discussione i diritti umani è la conseguenza di relazioni complicate con le popolazioni immigrate o musulmane. “Finché si ritiene che le misure contro il terrorismo concernano solo altre persone, si possono limitare le libertà con maggiore facilità”.
Nemmeno la libertà d'espressione viene risparmiata. Già nel 2014 la Francia ha trasferito dalla legge sulla stampa al codice penale il reato di “apologia del terrorismo” nell'intento di intensificare la repressione. Proprio quello che è successo con svariate centinaia di procedimenti, anche contro minori. La legge del 3 giugno 2016 condanna anche la consultazione “abituale” di siti jihadisti. L'ONG esprime preoccupazione per infrazioni penali “definite in termini vaghi” e quindi suscettibili di intralciare la libera circolazione delle idee.

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Stato d'emergenza
Diversi paesi hanno modificato la propria costituzione per poter decretare più facilmente uno stato d'emergenza (Ungheria e Polonia) e intanto si diffonde la possibilità di limitare la libertà di circolazione delle persone senza controlli giudiziari. Entrate nel diritto francese nel quadro della legge del 3 giugno 2016, queste misure coercitive extragiudiziali nei confronti di persone semplicemente sospettate e non necessariamente perseguite dalla giustizia, sono state votate in Ungheria e vengono discusse in Olanda.
Tali misure, applicate a rifugiati, migranti e musulmani, costituiscono, secondo AI, delle violazioni del principio di non discriminazione. (Le Monde; trad. it. G. M. Schmitt)