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Tra velo e tacchi a spillo

Alcune riflessioni in merito ai dibattiti suscitati dall'uso del velo e sulla moda delle donne occidentali

Tra velo e tacchi a spillo
(Laurence Villoz) Recentemente la questione dell'uso del velo si è impadronita della scena mediatica. Tra le hostess di Air France costrette a indossare il velo quando atterrano sul suolo iraniano, l'UDC vallesano che vuole proibire il foulard a scuola e la nuova collezione di hijab di Dolce & Gabbana, il velo è ovunque. Criticato, persino condannato, spaventa l'Occidente, che nel migliore dei casi lo associa alla sottomissione della donna e nel peggiore al terrorismo.

Un simbolo aberrante
In Europa questo simbolo religioso e tradizionale sembra aberrante tanto ai difensori del laicismo quanto alle donne che hanno lottato per la loro emancipazione. E anche se la maggioranza delle musulmane in Occidente afferma di indossarlo per scelta personale, la società non vuole crederci. La donna velata è percepita come sottomessa all'autorità di un uomo e incapace di autodeterminazione. Ma che dire della donna europea? I tacchi a spillo non riflettono la dominazione maschile integrata per eccellenza?

Criteri stabiliti dagli uomini
I tacchi a spillo sono noti per essere particolarmente nefasti per i piedi e persino per tutto il corpo. Ma questi artifici, che a seconda del modello costituiscono degli autentici strumenti di tortura, affinano la silhouette, valorizzano le gambe e soprattutto fanno parte dei modelli di femminilità occidentali. Peraltro la maggior parte delle donne che li portano affermano di farlo per scelta personale, ma alla luce del disagio fisico che comportano non si tratta piuttosto di un modo per rispondere a criteri di bellezza e di seduzione stabiliti da uomini? Parallelamente, se anche gli uomini devono rispondere a certi criteri per piacere, la società non richiede loro alcun artificio fisicamente dannoso per la loro salute.

Diversi codici d'abbigliamento
Prima di infiammarsi per un foulard penso che non vada dimenticato che ogni società ha i suoi codici di abbigliamento. Il velo non fa parte di quelli della società occidentale e per questo motivo sconcerta. Ma la donna in Occidente deve anche rispondere all'immagine che la società si attende da lei: truccata, pettinata, depilata e magra. E le donne che si allontanano da questo modello sono purtroppo criticate e addirittura stigmatizzate dalla maggioranza. Invece di suscitare paura e controversia, l'uso del velo dovrebbe indurci a interrogarci sui diversi modelli di femminilità e sul loro rapporto con la sottomissione. (Protestinfo; trad. it. G. M. Schmitt/voceevangelica.ch)