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L’arma segreta di Serena Williams

La giocatrice di tennis che ha trionfato recentemente a Cincinnati è solita ringraziare, dopo le vittorie importanti, il Dio Geova

L’arma segreta di Serena Williams
(Kimberly Winston) A 33 anni Serena Williams è la numero uno del tennis femminile. È nota per la sua forte volontà e i suoi colpi fulminei. È anche testimone di Geova, una fede che incoraggia i suoi membri a separarsi dal mondo e li scoraggia dal praticare sport competitivi perché promuovono il nazionalismo, la violenza e la celebrità, cose che i testimoni di Geova dovrebbero evitare.

La fede e la competizione
Tuttavia per Serena la fede è come un'arma segreta. Una fonte di forza e di perseveranza che sarebbe, secondo alcuni, tanto vitale per il suo gioco quanto i suoi servizi a 190 km/h! “Devo ringraziare Geova per questo”, ha dichiarato Serena Williams alla folla dopo aver ricevuto per la sesta volta il trofeo dell'Australian Open a gennaio. “Non ero in forma e non ero concentrata e oggi Lui mi ha aiutata. Ho semplicemente pregato, non per vincere, ma per essere forte e in salute. E alla fine ho superato questa prova ed è in primo luogo e principalmente a Lui che va la gloria”.
Serena e le sue quattro sorelle maggiori sono diventate testimoni seguendo la madre, Oracene, convertitasi all'inizio degli anni Ottanta. Serena Williams ha dichiarato di frequentare la Sala del Regno e di praticare il porta a porta per distribuire opuscoli di evangelizzazione, così come richiesto ai testimoni di Geova.

Le responsabilità di chi vince
Nel 2012 la sorellastra di Serena, Isha Price, aveva dichiarato allo scrittore John Jeremiah Sullivan che la celebrità di Serena le dava a volte accesso là dove ad altri testimoni era negato. “Considera una benedizione il fatto di poter parlare a persone che solitamente non farebbero entrare i testimoni di Geova”, disse. Ma se da un lato la celebrità di Serena è stata una benedizione, dall'altro è stata anche una maledizione. Almeno dal punto di vista dei testimoni di Geova. Durante l'US Open del 2009 fu squalificata dopo aver minacciato un giudice di linea che aveva preso una decisione a lei sfavorevole. Quell'incidente spinse gli anziani della locale Sala del Regno, frequentata da Serena, a proporre nei suoi confronti delle sanzioni.

La fede della numero uno
Ma ci sono stati momenti in cui la fede ha rinforzato Serena, anche fuori dal campo. Nel 2003 la più anziana delle sue sorellastre, Yetunde Price, rimase uccisa in una sparatoria. Serena fu la prima ad apprendere la notizia. Il suo tennis ne soffrì. Si prese un periodo di pausa per partecipare a studi biblici, fino a tre volte alla settimana. “Ho cercato di sviluppare una migliore relazione con Dio”, ha dichiarato al New York Times nel 2007. “La Bibbia dice che se avete un fondamento solido non crollerete. Ma chi costruisce la sua casa sulla sabbia non resisterà spiritualmente. Io ho un fondamento molto solido. È così che sono stata educata”.
Questo fondamento le è stato utile nel corso di diversi altri episodi positivi e negativi della sua vita. All'inizio del 2012, al termine di una fase calante della sua carriera, numerosi commentatori pensavano che non l'avrebbero più vista tornare ad alti livelli. Poi iniziò a vincere di nuovo: Wimbledon, Giochi olimpici nel singolare e nel doppio con la sorella Venus nel 2012, Roland Garros e US Open nel 2013 e US Open nel 2014. Quest'anno ha vinto due titoli del Grande Slam. E se a settembre vincerà l'US Open avrà vinto uno storico Grande Slam annuale.

Lo stile della testimone
Joseph Price, professore di studi religiosi al Whittier College, che ha scritto a proposito di religione e sport, dichiara che le Williams presentano una fede che rispetta le linee direttive dei testimoni di Geova. Serena non offre una testimonianza personale come farebbe un cristiano evangelicale come il giocatore di football Tim Tebow, ma parla della potenza di Dio e della Bibbia.
“Rivelando soltanto di rado elementi personali nel corso delle interviste del dopo partita, Serena evita che l'attenzione si concentri su altro che non sia l'incontro”, è l'analisi di Price.
In un'intervista del 2002 concessa a ASAP Sports dichiarò: “Sono testimone di Geova. Penso che se non si crede in Dio la vita è difficile. Perché più o meno tutto quello che costituisce la base della vita viene da Dio. Come testimone di Geova credo in Dio e nella Bibbia. Senza di Lui non sarei qui adesso. Lo ringrazio per tutto”. (RNS Protestinter; trad. it. G. M. Schmitt/voceevangelica.ch)