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Un ottantenne ancora battagliero

Jean Ziegler è il rivoluzionario svizzero d'esportazione e anche un credente in Cristo

Un ottantenne ancora battagliero
Un'intervista, curata da Delf Bucher, al noto sociologo e politico svizzero, autore di numerosi saggi sui temi della povertà e sugli abusi e le storture dei sistemi finanziari internazionali.

Lei ha ottant'anni e continua a indignarsi come ai tempi in cui era l'autista di Che Guevara. Che cosa la spinge?
È mio obbligo, in quanto persona privilegiata, schierarmi dalla parte degli oppressi. Per tutta la vita sono stato fortunato, ho fatto carriera come professore, sono stato in Consiglio nazionale e ho girato a lungo come relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all'alimentazione. Così ho conosciuto da vicino le vittime, la loro miseria, la loro morte.

Chi sono le vittime?
Sono un miliardo di persone che ogni sera vanno a letto con la pancia vuota. E tra loro i bambini. Ogni cinque secondi ne muore uno per fame, anzi no, viene assassinato.

Perché  parla di assassinio?
Viviamo in un'epoca della storia dell'umanità in cui per la prima volta sarebbe possibile soddisfare tutti i bisogni materiali dell'umanità. E le stime mostrano che questo pianeta potrebbe nutrire senza problemi 12,3 miliardi di persone, cioè quasi il doppio della popolazione mondiale attuale. Il fatto che in un mondo con una tavola così riccamente imbandita ci siano persone che muoiono di fame, è un assassinio.

Torniamo alle origini del suo senso di giustizia. Da che cosa nasce?
È difficile stabilirlo con precisione. Ma considerando le cose a posteriori mi viene in mente un'esperienza. Da liceale, figlio dello stimato presidente del tribunale di Thun, ogni giovedì passavo con la mia bicicletta fiammante davanti al mercato del bestiame. Lì venni in contatto con la miseria umana: il bestiame era sorvegliato da bambini vestiti di stracci e denutriti. Volli sapere da mio padre perché ci fossero bambini ridotti così in miseria. Da buon calvinista mi rispose: Dio ha disposto che i contadini ricchi si rimpinzino di piatto bernese in trattoria e i ragazzi a servizio stiano fuori a badare al bestiame. È una regola voluta da Dio e che non si può cambiare.

Anche il suo destino era preordinato?
Ovvio: dopo il liceo l'università, poi lo studio legale a Thun, infine il matrimonio con figli e la morte. Una prigione di cemento. Contro la quale mi sono ribellato.

Questa ribellione trasformò poi Hans Ziegler in Jean Ziegler. Lei voltò le spalle alla Chiesa riformata e divenne cattolico...
La ribellione è uno dei motivi per cui sono passato dall'altra parte. L'altro motivo è che mi affascinava la Chiesa cattolica in quanto Chiesa universale, la sua internazionalità e i suoi rituali. Ma ormai è passato tanto tempo!

Per lei la fede è una risorsa personale o semplicemente un buono strumento nella rivolta contro l'“ordine mondiale cannibale”?
No, io sono davvero convinto del disegno divino. Le potrei fornire decine di esempi: come sono sopravvissuto a un incidente aereo a Cuba, come ho attraversato incolume un campo minato nella Guinea-Bissau. Sono sicuro. Il fatto che sono qui non è un caso. Sono sicuro: quando morirò, sarò atteso. La risurrezione, in qualunque forma sarà, è per me fuori di ogni dubbio.

Ma il cristianesimo ha per lei anche una dimensione politica...
È vero. Probabilmente il testo più rivoluzionario al mondo si trova nel vangelo di Matteo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare. Ero in prigione e mi avete visitato. Avevo sete e mi avete dato da bere”.

Nel nuovo libro “Ändere die Welt!” (“Cambia il mondo!”) scommette anche sulle chiese...
Le chiese non hanno più la stessa influenza di un tempo. Ma a Monaco, in occasione del summit alternativo a quello del G7, sono state protagoniste importanti della società civile. Hanno aperto le porte per i culti e hanno invitato alla discussione nei loro centri comunitari.

Al vertice alternativo di Monaco, lei è stato l'oratore principale alla manifestazione conclusiva. Gli incontri dei capi di governo sono stati per molto tempo una calamita per le proteste della società civile. A Monaco sono arrivate meno persone...
Forse. Ma queste fasi altalenanti non mi preoccupano. Sotto la cenere cova la brace. La rivoluzione francese era stata preceduta da rivolte per il pane nel corso del 18. secolo, ma continuavano a ripetersi fasi di stallo. Poi all'improvviso un motivo da poco fu la scintilla che portò alla presa della Bastiglia e fece con ciò divampare la rivoluzione.

A proposito di rivoluzione, considererebbe legittima un'insurrezione violenta in Europa?
Non in Europa. Qui abbiamo in mano le armi per attaccare alle urne l'ordine mondiale cannibale. Possiamo fare leggi contro le multinazionali che governano il mondo. Pensi: oggi 500 delle maggiori multinazionali determinano più della metà del prodotto mondiale lordo.

Però almeno i cittadini svizzeri sembrano finora poco propensi a mettere un freno alle multinazionali che hanno sede qui.
È vero. I cittadini aventi diritto di voto sono completamente alienati. Votano contro i loro propri interessi. Abbiamo una democrazia simulativa. In realtà il potere è detenuto dall'oligarchia finanziaria.

La Svizzera garantisce il benessere...
Un benessere che è in gran parte realizzato anche con il denaro insanguinato dal terzo mondo. Ho visitato le miniere della Glencore nel Congo. Sfruttamento spietato. A ciò si aggiunge il denaro usato per corrompere le autorità africane.

Sta sottolineando il nesso tra lo sfruttamento nel terzo mondo e il nostro benessere?
Sì, bisogna informare continuamente le persone al riguardo, fino a che si riuscirà a concepire la visione di un mondo giusto e strutturato in modo ragionevole. Lo scrittore francese Georges Bernanos scrive: “Dio non ha altre mani che le mie”. O rovesciamo noi l'ordine mondiale cannibale o non lo farà nessuno. (Delf Bucher, reformiert.info;trad. it. G. M. Schmitt)