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L'intransigenza dei militanti buddisti

I cristiani occidentali tendono a vedere le altre fedi attraverso la lente degli stereotipi. Così facendo accettano una visione parziale e distorta della realtà

L'intransigenza dei militanti buddisti
(Philip Jenkins) L’Islam è spesso guardato con forte sospetto, mentre nei confronti del Buddismo e dell'’Induismo prevale generalmente uno sguardo rispettoso, a volte persino affettuoso. Nell'opinione pubblica americana è nata una piccola controversia solo quando Lisa Simpson (la popolare figura della serie di cartoni animati "The Simpson", ndr.) si è convertita al Buddismo - immaginiamo che proteste ci sarebbero state se si fosse convertita all’Islam.

Buddismo e intolleranza etnica
I media occidentali trattano le fedi asiatiche in modo abbastanza generoso e tendono a dimenticare scandali e conflitti religiosi. Ma i cristiani che vivono in paesi asiatici sono spesso confrontati con grossi problemi e a volte è minacciata addirittura la loro sopravvivenza.
All’inizio dell'anno papa Francesco ha compiuto grandi sforzi per sostenere il dialogo con la maggioranza buddista dello Sri Lanka, paese dove cristiani e buddisti hanno avuto per lungo tempo fruttuosi scambi intellettuali. Nello Sri Lanka è ancora venerato ad esempio il teologo evangelico metodista Lynn de Silva, pioniere del dialogo interreligioso. Ma le relazioni sono molto meno armoniose se si va oltre il livello dei responsabili ecclesiastici e degli studiosi.
La religione nello Sri Lanka è stata per lungo tempo legata a concezioni di identità etnica e razziale. Il potente ordine monastico degli Sangha, sostenitore della purezza contro ogni incursione esterna, ha sostenuto e sostiene posizioni di estrema intransigenza e intolleranza.

Tensioni religiose nello Sri Lanka
Solo nel 2009 lo Sri Lanka ha messo fine alla guerra civile etnica, durata per decenni, che ha dilaniato il paese lasciando molti problemi irrisolti. Oggi monaci buddisti e organizzazioni laiche attaccano e opprimono le comunità minoritarie, incluse quelle cristiane, che costituiscono circa il 6% della popolazione. Sebbene i gruppi estremisti prendano di mira soprattutto musulmani e indù, dozzine di chiese cristiane sono state distrutte e vandalizzate negli anni recenti, soprattutto quelle che appartengono alle nuove denominazioni evangelicali che sono in forte espansione. I monaci guidano direttamente le mobilitazioni, spesso con la complicità e il tacito sostegno di funzionari del governo e forze dell’ordine.
I cristiani che criticano i movimenti militanti dello Sri Lanka descrivono i loro nemici come “Buddisti talebani” e l’analogia non è inverosimile. Il lato più duro della militanza è la potente e aggressiva organizzazione Bodu Bala Sena.

Estremismo politico buddista
Chiunque abbia familiarità con gli insegnamenti buddisti della nonviolenza e del non intervento può riscontrare una certa ironia nella traduzione del nome di questo movimento: Bodu Bala Sena, “La forza del potere buddista”, o Brigata Buddista. I monaci dirigono anche il partito xenofobo National Heritage Party (JHU), che cerca di imporre leggi che proibiscano le conversioni al cristianesimo. A ispirare la loro campagna è stato il suicidio di un monaco buddista che si diede fuoco per protestare contro la presenza cristiana nell’isola e l'attività dei missionari. Oltre al tema delle conversioni, i militanti chiedono la piena integrazione dei principi buddisti nella legislazione dello Sri Lanka e nelle politiche pubbliche.

Persecuzione dei Rohingya e dei Karen nel Myanmar
La persecuzione buddista è ancora peggiore nel Myanmar, la ex Birmania. Come in altre nazioni, anche nel Myanmar il buddismo è intimamente connesso con l’identità etnica e con il sentimento di fedeltà nazionale. Un monaco molto influente è Ashin Wirathu, un demagogo anti-musulmano che diffonde il proprio messaggio attraverso i social media. Wirathu afferma di essere il "Bin Laden birmano".
Un obiettivo della persecuzione a Myanmar è la popolazione musulmana Rohingya. A guidare le azioni contro quei  musulmani, considerati un'offesa per la purezza della fede e della nazione, sono spesso monaci vestiti del colore dello zafferano.
Anche i cristiani, appartenenti all'etnia dei Karen (i cristiani a Myanmar sono circa il 5% della popolazione), sono perseguitati da agenzie statali e dai militanti buddisti. La situazione di quei cristiani, minoranza religiosa e minoranza etnica, non è molto diversa da quella delle minoranze del Pakistan musulmano.
Finora le tensioni religiose registrate in Sri Lanka e nel Myanmar non si sono estese al vasto mondo buddista. Ma la militanza potrebbe crescere se le conversioni al cristianesimo dovessero aumentare. Già in Tailandia i monaci buddisti hanno avuto un ruolo di primo piano nella battaglia contro i ribelli islamici. I diritti dei cristiani e dei membri di altre minoranze di fede sono fortemente limitati anche nello stato buddista del Bhutan.

Una religione e le sue derive
Guardando all’intolleranza e all’estremismo buddista, gli osservatori possono facilmente cadere in due trappole ugualmente pericolose. Una potrebbe essere di condannare il Buddismo in quanto tale e vederlo come una fede primitiva o fanatica che è riuscita però ad ingannare l'Occidente presentandosi con un volto. Ma la conoscenza della ricchezza della spiritualità buddista dovrebbe di per sé impedirci di arrivare a tale conclusione. Ma sarebbe altrettanto sbagliato spiegare queste tendenze come un allontanamento dal buddismo autentico, opera di “monaci che si comportano male”. I buddisti si sono spesso alleati con regimi reazionari o repressivi e la fede buddista ha un’antica tradizione militare.
Ciò che possiamo dire del Buddismo è che, come altre religioni, i suoi aderenti sono esseri umani imperfetti che a volte usano mezzi inaccettabili per difendere ciò che ritengono essere la verità della propria fede. Proprio come hanno fatto, purtroppo, anche i cristiani. (da The Christian Century; trad. it. Luisa Nitti/voceevangelica.ch)