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Il dramma della chiesa assira dell’est

La morte, nel week-end, di Dinkha IV, “catholicos” della Chiesa assira dell’Est ripropone la questione dei cristiani che nel Medio Oriente debbono oggi affrontare un dolorosissimo Venerdì santo

Il dramma della chiesa assira dell’est
(Luigi Sandri) I seguaci di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, sostenevano - nel 5. secolo - esserci in Cristo due nature (divina e umana) e due persone, quella del Verbo e quella dell’uomo Gesù.

Antiche divisioni tra cristiani
Condannati dai Concili - che affermavano esserci in Cristo due nature ma una sola persona - i nestoriani si svilupparono al di fuori dell’impero bizantino, negli attuali Iraq ed Iran, e inviarono missionari in India e in Cina. Ma le diocesi assire che furono fondate lungo la via della seta, verso il 9. secolo scomparvero.
Nel 1552 una parte dei nestoriani si legò a Roma, riconoscendo il papato, e creò la Chiesa caldea; gli altri si organizzarono nella Chiesa assira dell’Est che, dopo molte traversie, infine pose la sede del catholicos negli Stati Uniti, dove dagli inizi del Novecento si era andata stabilendo una numerosa diaspora assira.

Persecuzioni in Medio Oriente
Ma l’aspirazione era sempre quella di riportare il catholicos in Iraq: un sogno rimasto tale a causa delle guerre che negli ultimi decenni hanno flagellato il paese. Ancor oggi tra le vittime della furia dell’Isis vi sono numerosi assiri dell’Est. Accogliendo Dinkha IV, riferendosi alle persecuzioni che cattolici ed assiri stavano subendo in Iraq e in Siria, Francesco aveva detto al catholicos: “Quanti nostri fratelli e sorelle stanno soffrendo una persecuzione quotidiana! Quando pensiamo alla loro sofferenza, ci viene spontaneo andare al di là delle distinzioni di rito o di confessione: in essi è il corpo di Cristo che, ancora oggi, viene ferito, colpito, umiliato”.

Dall'Illinois alla Mesopotamia
Dal punto di vista teologico, nel 1994 Dinkha IV aveva sottoscritto con Giovanni Paolo II una dichiarazione nella quale, ha ricordato Francesco, sottolineavano di “confessare l’unica fede degli apostoli, la fede nella divinità ed umanità di Nostro Signore Gesù Cristo, unite in un’unica persona, senza confusione né cambiamento, senza divisione né separazione”. E, affermava ancora quel testo, “noi confessiamo uniti la stessa fede nel Figlio di Dio che è diventato uomo perché noi, per mezzo della sua grazia, diventassimo figli di Dio”. Parole che sembrano voler superare divisioni, originate da contrapposte scuole teologiche e da rivalità politiche, che durano da mille e seicento anni.
Ma l’attesa riconciliazione rischia di arrivare, se mai arriverà, quando in Medio Oriente non ci sarà più nessuna Chiesa assira. E per trovare gli eredi di quella comunità si dovrebbe andare nell’Illinois, dove a Morton Grove è la sede del loro catholicos. La Mesopotamia, invece, rimarrà proibita per sempre agli antichi assiri? (in “Trentino” del 30 marzo 2015)