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L'intrico della rivoluzione ucraina

È passato un anno da Piazza Maidan, simbolo dell'autonomia ucraina da Mosca, culminata con la cacciata dell'ex presidente filorusso Yanukovich. Tuttavia la situazione in Ucraina resta difficile

L'intrico della rivoluzione ucraina
Sulla Piazza Maidan, lo scorso anno, c'erano manifestanti, c'erano le forze dell'ordine, ma c'erano anche preti, monaci, croci, si celebravano messe, si facevano preghiere: segno evidente di un ampio coinvolgimento della società civile e delle chiese ucraine.
 
Luigi Sandri, ci aiuti a capire questa strana rivoluzione ucraina e l'intreccio dei suoi attori, in particolare il ruolo delle chiese...
Le chiese ucraine, che sono cinque, si sono sentite interpellate dalla vicenda di Maidan e hanno deciso di stare col popolo. Hanno cercato di esser presenti pregando perché da una parte fosse mantenuta l'unità territoriale dell'Ucraina e, dall'altra, le richieste della piazza fossero portate avanti in modo pacifico.
 
Lei diceva le chiese si sono messe dalla parte del popolo dentro queste complesse questioni anche storiche. Ma vuol dire che si sono semplicemente messe vicine al popolo sofferente o si sono schierate?
Per rispondere bisogna ricordare brevemente la storia. Più o meno per sei secoli le chiese ucraine sono state legate a Costantinopoli. Quindi quando c'è stata la divisione, la reciproca scomunica fra la prima Roma e la seconda Roma, nel 1054, l'Ucraina in un certo senso si è trovata anche dalla parte ortodossa. Ma storicamente le cose sono più complesse perché in qualche modo l'Ucraina è stata un po' di qua e un po' di là. Il problema nasce quando la chiesa ortodossa russa, nel 1589, diventa Patriarcato e la Russia, più o meno in quegli anni, diventa impero e il capo diventa lo zar, cioè il Cesare. Ebbene, in questo contesto, nel 1595-96, la maggior parte dei vescovi ucraini hanno riconosciuto il papato. Invece la tesi ortodossa, della chiesa ortodossa russa, è che i cattolici ucraini che si sono uniti al papato sono dei traditori.
 
E questo cosa c'entra con le attuali tensioni?
C'entra perché poi, storicamente, la chiesa greco-cattolica quando nasce l'URSS, si trova ad affrontare i problemi difficili di tutte le chiese sotto lo Stato sovietico. Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel 1946, lo Stato sovietico praticamente impone e controlla un Sinodo che a Leopoli dichiara cancellata l'unione del 1595-96 e, quindi, gli uniati greco-cattolici per legge diventano ortodossi. Tutte le chiese dei greco-cattolici o sono requisite dallo Stato e diventano magazzini, teatri, o sono date alla chiesa ortodossa russa del patriarcato. E loro o si adeguano o si oppongono. Passano gli anni e quando, sotto Mikhail Sergeyevich Gorbachev, negli anni '80, s'impone la perestrojka, comincia a crescere in Ucraina il desiderio di indipendenza e la punta di lancia di quelli che questo vogliono sono gli uniati. E quindi sono i più forti, i più agguerriti contro l'URSS e, indirettamente o direttamente, contro il Patriarcato di Mosca.
 
Perché sono quelli che hanno sofferto più di tutti...
Esattamente, hanno subito una grande violenza. Questo porta ad un'altra conseguenza. Quando, tra il '90 e il '91, un po' alla volta si staccano di fatto i paesi baltici, poi crolla l'URSS, l'Ucraina diventa indipendente come le altre ex repubbliche sovietiche, e la conseguenza religiosa è che gli uniati, i greco-cattolici acquistano la piena libertà, e la chiesa ortodossa ucraina che era legata al Patriarcato di Mosca si spacca in tre parti: la parte maggiore rimane nella chiesa ortodosso-ucraina legata al Patriarcato di Mosca, poi c'è il Patriarcato di Kiev guidato da un ecclesiastico che viene scomunicato da Mosca, e poi c'è la chiesa autocefala più piccola, poi c'è la chiesa latina e anche questa ha un suo ruolo perché la chiesa latina, in Ucraina, è composta soprattutto da polacchi, ex polacchi, e non sono buoni i rapporti tra la chiesa latina e la chiesa uniata greco-cattolica.
 
Parliamo degli sponsor esterni, cioè Mosca e Roma, perché naturalmente ogni parte desidererebbe essere appoggiata e sentire parole a sostegno o di condanna nei confronti degli altri. Come funzionano le cose?
Il papa, nel suo recente discorso ha detto “auspico che possiate avere rapporti rispettosi e proficui con le pubbliche autorità” questo ai vescovi, ma ha anche detto che la questione ucraina deve essere affrontata tenendo conto del principio della legalità internazionale, e ha detto “speriamo che la tregua – perché era appena stata sottoscritta - sia mantenuta”. Questo riferimento al principio della legalità internazionale, detto così è accettato da tutti, anche Mosca sostiene di fare quello che fa perché ha delle ragioni. Naturalmente Kiev la pensa diversamente. Quindi tutti si appellano al principio ma poi nella sua attuazione ci sono divergenze che derivano anche dagli interessi che ci sono al momento.
 
Qual è stato l'atteggiamento del Patriarcato di Mosca?
Il Patriarcato di Mosca ha detto, “noi non vogliamo che sia sparso sangue” e ha invitato le parti, a discutere e a trattare. Però, di fatto, quando quasi un anno fa, la Crimea è passata con la Russia con un referendum che, naturalmente, per i russi è legittimo per gli ucraini è illegittimo, ha visto di buon occhio questa cosa. Il Patriarcato di Mosca si trova da una parte a volere le trattative; ma dall'altra in qualche modo sostiene il punto di vista del Cremlino e questo comporta che l'ipotetico incontro tra il papa di Roma e il patriarca di Mosca non può essere adesso realizzato a causa dell'Ucraina.
 
Da conoscitore di questa area, qual è la sua previsione, se possibile farne una in questo momento delicato?
A breve termine io sono molto pessimista. Ma a un termine di media lunghezza sono più ottimista, ma è un convincimento questo che attinge più alla fede che non alla geopolitica: troppe persone stante l'URSS hanno patito e molte sono morte semplicemente perché avevano una fede. Io mi domando se questo sangue innocente non scuota il trono di Dio e lo convinca in qualche modo a aiutare la gente, a spingerla a trovare soluzioni politiche a nodi così complessi. Questo non domani mattina ma chissà, un po' più in là. Questa naturalmente è una speranza, poi se la storia sarà più aspra staremo a vedere. (intervista di Italo Molinaro; adattamento Luisa Nitti).