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Una guerra tra cristiani

Vi è anche una religione - il cristianesimo - a complicare il conflitto tra Russia e Ucraina, già ben aspro di suo per cause geopolitiche ed economiche

Una guerra tra cristiani
(Luigi Sandri) Per capire l’aspetto “religioso” di questo incastro, occorre partire dal 988, quando il principe Vladimir di Kiev fu convertito da missionari provenienti da Costantinopoli; e, dopo di lui, tutta la sua gente fu costretta a farsi cristiana, seguendo il rito bizantino.

Una vicenda secolare
Quando - alla metà del 13. secolo - i tartari saccheggiarono Kiev, il vescovo metropolita della città fuggì in Russia e, mantenendo sempre il suo titolo, fissò la sua sede in varie città e, infine, a Mosca, fondata appena nel 1147. Quattro secoli dopo il granduca moscovita diverrà zar (imperatore), e il metropolita patriarca. Non solo: dopo il trauma del 1453 - quando i turchi ottomani conquistarono Costantinopoli (la Seconda Roma) e posero fine all’impero romano d’Oriente - la Chiesa russa si imporrà come la punta di lancia dell’Ortodossia, e Mosca si considererà come l’invincibile “Terza Roma”. Nel 1595-96 la maggioranza dei vescovi ucraini, formalmente legati a Mosca e a Costantinopoli, riconobbero il papato, affermando che in realtà mai si erano separati da esso. Mosca considerò questa scelta alto tradimento; tra ortodossi e grecocattolici (ucraini di rito bizantino, detti “uniati” dagli ortodossi) scoppiarono violenti scontri.

La questione degli uniati
Saltiamo alcuni secoli: nel 1946 a Leopoli un Sinodo - illegalmente convocato, e manovrato dal Cremlino - proclama disciolta l’unione dei greco-cattolici con Roma; essi sono posti fuori legge, e i loro beni incamerati dallo Stato sovietico, o dati alla Chiesa ortodossa. In Ucraina, formalmente, rimangono solo due Chiese: la latina (una minoranza) e l’ortodossa (la maggioranza); gli “uniati” vivono clandestini, o sono imprigionati. Quando però si dissolverà l’Urss (1990-91), nell’Ucraina indipendente i greco-cattolici ritrovano la libertà, e la Chiesa ortodossa si spacca in tre parti: una, la più diffusa, legata a Mosca, e altre due indipendenti, ma non riconosciute dalle altre Chiese ortodosse. Adesso, nelle vicende degli ultimi mesi gli “uniati” hanno difeso il nuovo governo di Kiev che si oppone alle rivendicazioni delle regioni ucraine orientali che vogliono maggior autonomia da Kiev e, alcune, l’indipendenza o il passaggio alla Russia, come ha fatto la Crimea; mentre la Chiesa ortodossa ucraina legata a Mosca si barcamena.

Il torto e la ragione
Gran parte dei soldati, sull’uno e sull’altro fronte, sono cristiani: cattolici,“uniati” e latini, e ortodossi, ucraini e russi. Perciò, in merito a quel conflitto, il 4 febbraio scorso il papa ha esclamato: “Questa è una guerra fra cristiani! Pensate a questo scandalo”. E venerdì scorso Francesco ha lamentato i contrasti tra cattolici ucraini dei vari riti (i latini, soprattutto di origine polacca, e gli “uniati”, fervidi nazionalisti). Stando così le cose, dirà la storia se nel conflitto in corso i cristiani russi e ucraini saranno stati, o no, all’altezza del Vangelo. (in “Trentino” del 23 febbraio 2015)