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La RTS sopprime le rubriche religiose

Alla fine del 2016 “Faut pas croire” su RTSun, “Hautes fréquences” su La Première e “A vue d’esprit” su Espace 2 dovrebbero scomparire

La RTS sopprime le rubriche religiose
(Joël Burri) Al taglio radicale imposto dalla direzione della Radiotelevisione della Svizzera Romanda RTS dovrebbero sfuggire soltanto i culti, le messe, la trasmissione di documentari “Dieu sait quoi” e la cronaca quotidiana diffusa poco prima delle 6.30 su La Première. A meno che non si trovi un accordo nel corso delle trattative condotte nel 2016.

Delusione delle chiese
“Questa decisione unilaterale della RTS rientra nell'ambito di un anticlericalismo per il quale le religioni sono all'origine della violenza e bisogna dunque bandirle dallo spazio pubblico. È invece l'esatto contrario che bisogna fare! Le religioni, quando sono integrate e riconosciute, contribuiscono alla lotta contro le derive settarie”, reagisce Xavier Paillard, presidente del Consiglio esecutivo della Conferenza delle Chiese riformate della Svizzera romanda (CER). Attraverso il suo ufficio media Médias-pro, la CER è partner protestante della RTS per la produzione delle trasmissioni di RTSreligion. Médias-pro è anche editore di Protestinfo.

Reazione delle redazioni
In un comunicato congiunto con Cath-info, il partner cattolico, Médias-pro annuncia che la direzione della RTS ha deciso di sopprimere “Faut pas croire” su RTSun, “Hautes fréquences” su La Première e “A vue d’esprit” su Espace 2, compromettendo così una  collaborazione tra RTS e Chiese che risale al 1964. La scomparsa di queste trasmissioni sopraggiungerebbe nel 2017, anno in cui giungerà a scadenza l'attuale convenzione che lega RTS, Cath-info e Médias-pro. “Fino ad allora porteremo avanti delle trattative”, rassicura Xavier Paillard.
Se “la RTS copre interamente i costi di produzione e di diffusione di queste trasmissioni, le Chiese partecipano al finanziamento del personale di redazione. Il servizio pubblico non finanzia che 4,5 posti di lavoro, i rimanenti 7,5 sono pagati dalle chiese”, precisa Michel Kocher, direttore di Médias-pro. Stando al comunicato, la metà di questi effettivi sono colpiti dalla scomparsa di queste tre trasmissioni. Sproporzionato: “Le economie che la RTS deve attuare corrispondono al 3% del suo budget. Perché RTSreligion dovrebbe rinunciare al 50% delle proprie forze? Tanto più che Cath-Info e Médias-pro producono le trasmissioni più a basso costo dell'intera programmazione”.

Licenziamenti e contratti
Il personale tecnico, che non è destinato a una trasmissione specifica, potrebbe collaborare ad altre trasmissioni. Per contro, sono da temere licenziamenti tra i giornalisti. I dipendenti delle Chiese beneficeranno delle stesse condizioni di fine rapporto dei loro colleghi della RTS?
“I collaboratori interessati non hanno un contratto RTS. Non possono quindi beneficiare automaticamente del piano sociale negoziato tra la SSR e l'SSM (sindacato svizzero dei mass media). Tuttavia la RTS vigilerà affinché vengano rese possibili misure di accompagnamento adeguate per i suoi collaboratori di lunga data”, promette Barbara Stutz, capoufficio stampa della RTS. Per la RTS, invece, non è ancora possibile quantificare con esattezza il numero di impieghi toccati.

Una scelta incomprensibile
“Attualmente le rubriche religiose coprono l'intero panorama delle confessioni e delle religioni in modo soddisfacente per tutti. Una recente analisi esterna concernente la copertura dell'ebraismo ha messo in evidenza l'equità e l'equilibrio del trattamento”, ribadisce il comunicato delle redazioni dei programmi religiosi, che sottolinea: “Nel momento in cui la radicalizzazione religiosa è in atto, in cui le chiusure identitarie sono una forma di pregiudizio innato, questa scelta editoriale della direzione dei programmi della RTS è incomprensibile”.
“L'insieme dell'offerta della RTS è utile e necessario e pertanto tutti i tagli risultano difficili. Noi non mettiamo in dubbio la qualità delle trasmissioni che dobbiamo interrompere e continueremo a occuparci di questioni religiose e della loro dimensione geopolitica, culturale e sociologica in altre trasmissioni”, reagisce Barbara Stutz. “Peraltro le trasmissioni religiose non sono il solo ambito toccato da queste economie”. Proseguendo, rassicura che “i temi trattati nelle trasmissioni soppresse (etica, filosofia) saranno affrontati in altre trasmissioni della RTS e ciò permetterà inoltre di renderli accessibili a un più grande pubblico. D'altro canto questo ambito editoriale resterà presente nei palinsesti di Espace 2”.

Cambio di rotta radicale
Durante la precedente negoziazione della convenzione, la direzione RTS dell'emittente si rallegrava dell'impegno delle Chiese che partecipavano alla “generosità dell'offerta”, secondo il direttore dei programmi, Gilles Pache, intervistato da Le Courrier nel 2013. Dichiarò allora che le le trasmissioni religiose “assumono un ruolo pedagogico indispensabile”. E aggiunse: “Nella nostra società in evoluzione esse possono contribuire a evitare le derive, per esempio quelle islamofobe”. Parole che oggi sembrano essere state del tutto dimenticate. (ProtestInfo; trad. it. G.M.Schmitt/voceevangelica.ch)