Bellezza nella Bibbia ebraica
(Athalya Brenner) Nella Bibbia ebraica apparenza e bellezza fisica sono importanti. Sono tuttavia le lettrici e i lettori a dover capire, attraverso un atto interpretativo, che cosa sia “bello” e sessualmente “attraente”, o che cosa sia “brutto” e “repellente”. Il materiale a disposizione, non molto abbondante, permette di individuare concetti di bellezza che sono solo in parte determinati dall’appartenenza sessuale. La bellezza esteriore, inoltre, sembra essere rilevante non solo in campo sessuale, ma anche politico e sociale: basti pensare che essa è spesso collegata a salute e benessere. Mentre la bellezza femminile sembra determinare il comportamento privato e socio-sessuale ed essere in grado di avere solo per questa via effetti politici, la bellezza maschile possiede, ed esercita spesso, in sé e di per sé, rilevanza politica. La bellezza maschile può essere usata sia quale stimolo sessuale che come segno simbolico di preminenza sociale e politica.
Concetti semantici rilevanti
Il termine principale per “bellezza” è jfi. Esso indica la bellezza di uomini e donne, e in particolare di persone giovani. Si parla anche della bellezza di un re (Geremia 33, 17). I principali aggettivi per “bello” sono jph e tob. Tamar, sorella di Amnon e Assalonne, è semplicemente “bella” (2 Samuele 13,1), “belle” sono anche le seconde figlie di Giobbe (Giobbe 42, 15) e le donne innamorate del Cantico dei Cantici, “bello” è anche Assalonne, fratello di Tamar (2 Samuele 14,25) e “bello” è un innamorato del Cantico dei Cantici (Cantico 1,16).
Rebecca (Genesi 26,7) è “molto bella” (cfr. anche 24,16), Vasti è “molto bella” (Ester 1,11), anche le ragazze vergini di Assuero (Ester 2,2-3) sono “molto belle” e lo stesso si dice a proposito di Daniele e dei suoi amici (Daniele 1,4). Sara (Genesi 12,11.14), le prigioniere appartenenti a un popolo straniero (Deuteronomio 21,11), Abigail (1 Samuele 25,3) Tamar, figlia di Assalonne (2 Samuele 14,27) e il giovane Davide (1 Samuele 17,42), sono tutti “belli”. In altri passi Davide è detto “di aspetto piacevole” (1 Samuele 16,12). Di grande bellezza sono Betsabea (2 Samuele 11,2) e Adonia (1 Re 1,6), come pure Rachele (Genesi 29,27) il figlio di Rachele, Giuseppe (Genesi 39,6), e la regina Ester (Ester 2,7).
Lo studio dei termini che indicano la bellezza dell’essere umano mostra che per le descrizioni della bellezza maschile e della bellezza femminile vengono utilizzati gli stessi termini. È vero che la bellezza femminile è menzionata più spesso di quella maschile, ma i termini usati sono gli stessi per entrambi i sessi. La differenza tra i sessi emerge dalla descrizione di specifiche parti del corpo (non capita spesso, ma alle volte si incontra) e l’uso di determinate metafore, introdotte quali illustrazioni e descrizioni.
Ideali e criteri di bellezza
Quali sono, nella Bibbia ebraica, le caratteristiche non verbali della bellezza fisica? Oppure, in altri termini: come viene definita una persona bella - uomo o donna - in quanto tale? In che cosa consiste la bellezza di Sara, che gli egiziani riconoscono immediatamente (Genesi 12)? Che aspetto aveva Giuseppe, da spingere la moglie di Potifar a cercare di sedurlo (Genesi 39,6)? Definizioni generiche come “bello”, “molto bello”, “di bell’aspetto” non ci dicono nulla di preciso a riguardo. Non ci permettono in alcun modo di farci un’idea dell’aspetto di quelle persone e non ci permettono neppure di individuare l’ideale di bellezza o il criterio in base ai quali nella Bibbia ebraica e nell’antico Israele era giudicata la bellezza.
Allo scopo di capire meglio in che cosa consistessero per esempio la grande bellezza di Sara e il suo fatale fascino, ci sembra utile vagliare attentamente tutti i dettagli disponibili. Purtroppo gli elementi che si possono ricavare ad esempio dall’apocrifo della Genesi sono piuttosto scarsi. Di Sara si ripete, più volte, che è “bella” e “affascinante”, ma mancano quasi completamente descrizioni dettagliate. Come avremo modo di vedere più avanti, le descrizioni che troviamo ricalcano precisi modelli, ripresi dai modelli convenzionali propri della Bibbia ebraica.
Bellezza femminile nel Cantico dei Cantici
Le descrizioni di particolari esteriori che troviamo nel Cantico dei Cantici sono molto utili. Alcuni poemi del Cantico sono descrizioni dei corpi degli amanti, uomini e donne, dedicati, al di là delle generalizzazioni che pure vi si riscontrano, alla persona amata.
Gli occhi di un’amante sono definiti simili a quelli di una colomba (Cantico 4,1; ma anche 1,15): si sottolinea la loro simmetria, la loro forma, forse il loro colore scuro. L’amante ha capelli lunghi, mossi o ricci, simili a un gregge di capre che scende da una montagna (4,1; 6,5). Ha tutti i denti e questi sono disposti in modo simmetrico e sono bianchi come un gregge di pecore (4,2; 6,6). Le sue labbra sono rosse, il colorito del volto è roseo e sano (4,3; 6,7) - come porpora, “come spicchi di melagrana”. Il suo collo è lungo e forte, come la “torre di Davide”, reso più lungo dai gioielli che porta (4,4). I suoi seni sono come “gemelli di una gazzella” (4,5; vedi anche 7,4). Non si capisce se questa metafora descriva il colore, la simmetria, la grandezza, il movimento o la morbidezza dei seni, o se, invece, non si riferisca a tutti questi aspetti insieme. Il resto del corpo è descritto per mezzo di eleganti rimandi a profumi e a desideri sessuali (4,6). Il verso conclusivo ripete e riassume quanto detto in precedenza, sottolinea di nuovo che la donna è bellissima (4,7) e lascia dunque intendere che la sua bellezza è priva di imperfezioni.
Il poema contenuto nei primi versetti del capitolo 7 del Cantico (7,1-7) ha in comune, con quello del capitolo 4, alcune immagini: il collo allungato (7,5), i seni come gemelli di gazzella (7,4.8), i lunghi capelli (7,6). Tuttavia esso è una descrizione caratterizzata da una certa ironia, nella quale l’estetica è sostituita da allusioni e doppi sensi. Per questa ragione le “curve dei fianchi” e il “ventre” pieno (7,2b.3), gli “occhi come laghetti” (7,5b) e il “naso come una torre” (7,5c) non possono essere considerati come indicazioni per stabilire un’ideale di bellezza, anche se il contesto in cui si situano è certamente quello di un canto d’amore, come si evince chiaramente dal finale (7,7-10).
Cantico 7,8-9 aggiunge un ulteriore elemento: la danzatrice è senza dubbio piuttosto alta di statura, visto che viene paragonata a una palma.
E gli uomini?
Se ci rivolgiamo ora al poema riportato in Cantico dei Cantici 5,10-16, nel quale una narratrice descrive il fascino del corpo dell’amato, vediamo che essa ricorda, nei termini usati, la descrizione delle donne. Il colorito del suo volto è roseo (5,10); i suoi capelli sono lucenti e scuri, mossi od ondulati (5,11); gli occhi sono come colombe (5,12). Guance e labbra non sono descritte, ma evocate per mezzo del richiamo a profumi e aromi (5,13). Il resto del corpo è immaginato come parte di una scultura, realizzata utilizzando materiali di valore (5,14-16). In ogni modo è evidente che lui è alto di statura e robusto “come i cedri del Libano” (5,15b).
Anche di Davide si dice che avesse un colorito roseo (1 Samuele 16,12; 17,42). Il connubio tra colorito roseo e bianco, usato per descrivere la bellezza maschile e femminile, si ritrova anche nel capitolo 4 del libro delle Lamentazioni. Prima della distruzione di Gerusalemme il colorito dei figli di Sion era “più bianco del latte” (Lamentazioni 4,7); in seguito all’assedio e alla conquista della città essi “sembrano più neri della fuliggine” (4,8). Forse il colorito rosso-bianco è una caratteristica tipica degli abitanti delle città; a esso si contrappone il colorito della pelle di chi lavora all’aria aperta - scuro, ma a quanto pare non meno bello - cui fa riferimento con insistenza la voce di una pastorella (Cantico dei Cantici 1,5-6). (l'autrice è docente di Bibbia ebraica all’Università di Amsterdam)