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Credere e agire (Luca 17,3-6)

Daniele Campoli

pastore della Chiesa evangelica riformata del Sottoceneri

Chiesa evangelica riformata del Sottoceneri
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pastore Daniele Campoli

Comperare un computer è diventato una cosa del tutto normale. Si va in un negozio, si guardano diversi modelli, si parla con il venditore: quanta memoria ha la macchina? È veloce? Che cosa riesce a fare? Ci interessano, per dirlo in modo tecnico, le funzionalità della macchina, le possibilità che essa ci offre.
Quando il computer è stato acquistato e finalmente arriva a casa, facciamo subito una scoperta: il computer offre molte possibilità, ma non funziona da solo, ha bisogno di noi. E spesso succede che il computer ce lo abbiamo, ma non sappiamo come usarlo. Ebbene, cari amici e care amiche, con la fede può succede la stessa cosa: ce l’abbiamo o la riceviamo in dono, ma a volte abbiamo problemi a farla funzionare. Si tratta di un problema di cui parla anche il vangelo secondo Luca.

State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo. Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: “Mi pento”, perdonalo.
Allora gli apostoli dissero al Signore: “Aumentaci la fede”.
Il Signore disse: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: Sràdicati e trapiàntati nel mare, e vi ubbidirebbe”
(Luca 17,3-6)

I discepoli chiedono a Gesù: “Aumentaci la fede”. Questi uomini di duemila anni fa ragionano come noi. Traducono tutto in termini di quantità. Se c’è qualcosa che non va nella nostra fede è forse perché ne abbiamo poca. Ma non è così! Il problema non è quanta fede abbiamo, ma se sappiamo tradurre in azione la fede che abbiamo.
“Aumentaci la fede”, dicono i discepoli. Ma Gesù risponde: “Non importa quanta fede hai, ma cosa puoi fare con la fede che hai!”. Gesù vuole insegnare ai suoi discepoli e a noi come vivere la propria vita sulla base delle possibilità della fede. Gesù legge nella domanda dei suoi discepoli l’ansia di chi non si sente sicuro della propria fede. E cerca perciò di rassicurarli, di incoraggiarli, di spronarli.
Gesù è una presenza rassicurante nella nostra vita, un amico che ci dà coraggio. Gesù vuole che noi impariamo ad usare quel che abbiamo, che impariamo ad essere quel che siamo. Nessun aumento di fede, quindi, ma imparare a vivere secondo le possibilità che la fede che abbiamo ci dona.
Noi siamo prigionieri della sindrome dell’aumento: aumentiamo gli impegni, il consumo, la produzione, ovviamente aumentiamo di peso e poi aumentiamo gli sforzi per diminuire di peso. Ogni cosa che facciamo e tocchiamo è in termini di aumento. Pensiamo sempre di dover vivere con più di quello che abbiamo. Anche la nostra fede pensiamo debba aumentare… per poter dare dei frutti. Ma Gesù disse ai suoi discepoli:

Se aveste fede quanto un granello di senape…

Ovviamente Gesù parla la lingua dei contadini, oggi potremmo dire: “Se aveste fede quanto un elettrone…”. Il problema per Gesù non è la quantità, ma se si ha fede oppure se non si ha fede. Anche se la quantità donataci fosse così piccola come un piccolo seme di senape, basterebbe per far germogliare una grande pianta.

Il misterioso mondo della fede è simile al misterioso mondo delle particelle microscopiche che ondeggiano discrete e invisibili intorno a noi e ci portano luce, suoni, energia. La fede, nella sua piccolezza, può portare grandi trasformazioni.
Non chiediamo quanta fede abbiamo, ma se la nostra piccola fede, grande quanto un elettrone, ci porta ogni giorno la luce, i suoni e l’energia dello Spirito di Dio. Se la microscopica fede sa dirigere le sorti della nostra vita e farle cambiare direzione. Perché questa particella che chiamiamo fede sa anche sradicare gli alberi, come è scritto nel Vangelo di Luca, o spostare le montagne, come dice l’evangelista Matteo.

(questo testo è stato diffuso nell’ambito della rubrica “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, alle 8.05 ca., su RSI 2; ascoltalo o scaricalo in podcast)

 
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