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Se ne va la vescova Margot

Paolo Tognina
Paolo Tognina

“Il mio cuore mi dice che non posso più svolgere il mio ruolo con l’autorità necessaria.” Dopo centoventi giorni di mandato, Margot Kässmann ha dato le dimissioni dalla presidenza della Chiesa protestante tedesca e dal suo incarico di vescovo di Hannover. Ha ritenuto di non poter più svolgere il suo ruolo di riferimento morale dopo essere incappata in un controllo stradale notturno ed essere risultata positiva al test dell’alcolemia. Una colpa grave - come lei stessa ha subito ammesso - che mette altri in pericolo. In un’intervista di tre anni fa, la stessa Kässmann aveva sottolineato la “mancanza di responsabilità” di coloro che scherzano con l’alcol e viaggiano in autostrada come se non avessero idea del pericolo.
I media si erano subito gettati sulla notizia della vescova che guida in stato di ebbrezza, che si aggiunge alla cronaca degli scandali dei responsabili religiosi in Germania, alimentata dalla rivelazione degli abusi sessuali nei collegi cattolici.
Il Consiglio della Chiesa evangelica in Germania aveva espresso a Margot Kässmann la sua completa fiducia. E aveva rinviato ogni decisione a una prossima riunione. Ma Margot Kässmann non ha voluto aspettare. Ha costruito la sua autorità, la sua influenza e la sua popolarità sulla chiarezza nel parlare, sulla coerenza e sull’impegno totale. Nel suo ultimo libro, pubblicato nel 2009, diventato un best-seller, parlava senza giri di parole della sua lotta contro il cancro al seno. E del fallimento del suo matrimonio, conclusosi con il divorzio dal marito. Due prove che aveva affrontato, diceva, nella consapevolezza che “uno non può mai cadere tanto in basso da non poter più essere sostenuto dalla mano di Dio”.
Carattere combattivo, non disposta a compromessi quando ciò comportava la rinuncia alla propria coerenza, Kässmann è stata duramente bersagliata da quando è stata eletta presidente del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca, nell’ottobre 2009. In campo ecumenico, la chiesa ortodossa russa - patriarcale e maschilista - ha sferrato un attacco senza precedenti contro di lei, in quanto donna, minacciando la rottura dei rapporti con il protestantesimo tedesco piuttosto che accettare di incontrare una vescova. In campo politico i rappresentanti di tutti i maggiori partiti l’hanno biasimata per la sua critica nei confronti dell’impiego di truppe tedesche in Afghanistan. Forse le dimissioni sono da mettere in collegamento anche con le pressioni subite nei mesi scorsi. O forse sono semplicemente l’espressione di una coerenza che né in Germani né alle nostre latitudini è facile trovare.
In ogni modo, le sue dimissioni e il suo ritorno ad un ruolo di semplice pastore sono forse il gesto che le permetterà di mantenere la stima di coloro che le avevano concesso la loro fiducia.

(questo testo è stato diffuso nell’ambito del programma “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, su RSI Rete Due, alle 8.05 ca.)

 
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