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Secondo comandamento

Paolo de Petris

pastore della Chiesa evangelica riformata di Bellinzona

Chiesa di Bellinzona
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pastore Paolo de Petris

Il secondo comandamento dice: "Non ti fare scultura alcuna ne immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli ne quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra, non ti prostrare dinnanzi a tali cose e non servire loro".
Per comprendere la ragione di questa proibizione così decisa ed unica nella storia delle religioni occorre partire dal concetto stesso di immagine.
Che cosa è una immagine e che significato hanno ancora oggi le raffigurazioni più o meno siano esse dipinti, ritratti o fotografie o sculture?
A questa domanda si può rispondere dicendo che l’immagine costituisce non solo una rappresentazione più o meno imperfetta della realtà di una persona, ma spesso anche l’unico mezzo per sentire vicina una persona che è lontana o che non c’è più. Quanto più la persona amata è distante o assente, tanto più si sente l’esigenza di avere un qualche cosa di lei, una immagine appunto che la renda vicina e presente.
Lo stesso, se ci pensate bene, avviene nella religione.
L’uomo, che non riesce a rassegnarsi al fatto che Dio è lontano e inaccessibile, tenta di risolvere il problema affezionandosi ad un qualche cosa di visibile e di tangibile che gli dia la sensazione di avere Dio vicino nei momenti di scoraggiamento e di sconforto.
Ma è proprio questo tentativo di concretizzare la presenza di Dio in un qualche cosa di visibile e di materiale, del quale disporre che viene pesantemente condannato in questo comandamento.
Sul monte Sinai, come in tutta la sua straordinaria esperienza, il popolo di Israele non aveva scorto alcuna figura di Dio, ma ne aveva soltanto udito la voce proveniente dal fuoco.
Nel suo rapporto con l’Iddio Santo e Inaccessibile, Israele non era stato legato ad una immagine, ma soltanto all’ascolto della Sua parola. Per questo gli era vietato di rappresentare Dio in una immagine.
Per questo il solo presumere di avere Dio presente in una immagine della quale poter disporre venne sempre riguardato come la tentazione per eccellenza e un peccato grave e imperdonabile.
Ma il secondo comandamento non aveva e non ha di mira soltanto le immagini materiali ma anche quelle mentali che la fantasia dell’uomo si forgia incessantemente.
Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach nel XIX secolo sottopose ad una critica spietata tutte le religioni affermando che tutte le rappresentazioni di Dio non erano altro che la proiezione e l’espressione delle più intime e profonde aspirazioni e frustrazioni dell’animo umano.
Personalmente penso che Feuerbach avesse perfettamente ragione.
In realtà l ‘uomo, come la storia ha ampiamente dimostrato, è stato sempre incapace di accettare l’idea di Dio così come presentata dall’at e dal nt. perché quello che egli incessantemente ha ricercato e ricerca non è un Dio come quello biblico e cristiano che lo metta davanti alle sue precise responsabilità, ma un dio fatto a suo uso e somiglianza, proiezione dei suoi ideali e dei suoi sogni, un dio che deve necessariamente comportarsi in un certo modo, un dio che deve rientrare insomma a tutti i costi in determinati schemi di pensiero, un dio insomma che deve servire all’uomo.
E quando invece il Dio vero, come quello che i testimoni biblici in ogni pagina della Sacra Scrittura ci presentano, polverizza e frantuma tutti gli schemi che l’uomo si è faticosamente costruito, allora si protesta, allora ci si ribella con il dire che Dio è ingiusto, semplicemente perché non fa quello che noi vorremmo che facesse e si dice che un Dio di questo tipo non esiste.
In questa concreta situazione il secondo comandamento con il suo divieto assoluto e totale di qualsiasi immagine sia di tipo materiale che mentale contrappone una visuale completamente diversa. All’uomo che vuole servirsi di Dio per i suoi fini, che vuole usare Dio per il raggiungimento dei suoi scopi, il secondo comandamento contrappone un Dio del quale noi non possiamo assolutamente disporre, ma che dispone sovranamente di noi, l’Iddio Santo che non tollera altri dei nel suo cospetto, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, inconfondibile, incomparabile, totalmente diverso.
Davanti ad un mondo che è disposto a prendere in considerazione soltanto un dio di comodo, i testimoni biblici ci annunziano un Dio che si è rivelato nella storia di Israele e nella persona di Gesù Cristo, un Dio sovrano e Onnipotente che non può essere incatenato né in un luogo né in un santuario, né in una immagine né tantomeno in un’istituzione.
Ci consenta il Signore di potere riconoscere la Sua presenza in mezzo ai tanti falsi dei del nostro tempo.

(questo testo è stato diffuso nell’ambito della rubrica “Tempo dello Spirito”, in onda ogni domenica, alle 8.05 ca., su RSI 2; ascoltalo o scaricalo in podcast)

 
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