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Filippo Melantone (1497-1560), riformatore ecumenico
(Martin Friedrich) I protestanti non hanno santi, ma hanno figure di rilievo da commemorare. Tra queste vi è Filippo Melantone di cui si è celebrato lo scorso 19 aprile il 450esimo anniversario di morte. Stretto collaboratore di Lutero, è stato un teologo e pensatore indipendente che ha avuto una grande influenza a livello europeo. E che continua a interpellare la coscienza cristiana. La sua peculiarità consiste nell’avere intrecciato il suo retaggio umanista con i principi della Riforma.

Riformatore degli studi
Per tutta la vita, Melantone considerò particolarmente importante dedicarsi alla preparazione dei giovani studenti all’incontro con l’evangelo. La sua riforma degli studi prevedeva l’accompagnamento degli studenti da parte di tutori e regolari esercizi di discussione. A lui dobbiamo la concezione del pastore riformato come una persona con un’istruzione completa, adeguata ai livelli della conoscenza e della cultura del suo tempo. Ma anche l’idea di un laico consapevole e preparato, capace in modo autonomo di valutare e mettere in pratica la Parola ascoltata.
Secondo Melantone, l’istruzione non deve avere di mira soltanto l’elite, bensì deve essere estesa anche alle masse popolari. A questo scopo visitò molte scuole e promosse numerose riforme scolastiche.

Promotore dell’educazione
Melantone ha fatto del protestantesimo un movimento promotore d’istruzione. Non perché considerasse l’istruzione uno scopo in sé, o sperasse di educare così la gente al bene - l’essere umano può essere buono solo quando per mezzo della fede accetta la grazia donata da Dio - ma perché era convinto che la trasmissione della fede dovesse essere parte dell’istruzione. Secondo Melantone, la Bibbia è il bene conoscitivo per eccellenza: la conoscenza della legge rivela la nostra dipendenza dalla grazia di Dio, e la conoscenza dell’evangelo ci rivela una nuova vita e un nuovo modo di agire.

Intento ecumenico
Il capolavoro teologico di Melantone, accanto alla dogmatica evangelica dei “Loci Communes”, è la “Confessione di Augusta” del 1530.
Nella “Confessione”, egli dimostrò che la Riforma si riallacciava alla tradizione cristiana e giustificò in modo ampio e completo le nuove concezioni religiose e le riforme della chiesa che ne conseguivano. Lutero commentò con ironia il tono diplomatico delle argomentazioni del suo collaboratore, ma ammise che egli aveva illustrato in modo corretto le basi della Riforma.
Per Melantone le novità nella vita della chiesa introdotte dalla Riforma non dovevano essere viste come motivo di divisione. Poiché “non è necessario che le tradizioni umane, cioè riti o cerimonie istituiti dagli uomini, debbano essere uniformi ovunque”, come dice l’articolo 7 della Confessione di Augusta. Con quell’articolo Melantone ha gettato le basi della concezione evangelica dell’ecumenismo. La Concordia di Leuenberg (l’ampio accordo teologico tra le chiese nate dalla Riforma, firmato nei pressi di Basilea nel 1973) e di conseguenza l’odierno modello evangelico di comunione cristiana, si basano su quelle intuizioni.
Il Riformatore si rifece a questi principi quando, più tardi, cercò di trovare un compromesso con i tedeschi meridionali e gli svizzeri e anche nei suoi tentativi di dialogo con Roma.

Melantone e l’Europa
Con la sua idea che l’unità si possa esprimere in differenze riconciliate, il Riformatore non è stato solo il primo teologo ecumenico, ma anche un grande europeo. Egli era convinto che la varietà non fosse in sé dannosa. Nel contempo riteneva necessario cercare dei principi unificatori. L’unità non è data, ma può essere raggiunta attraverso la discussione. “Siamo nati per confrontarci gli uni con gli altri”: questo motto di Melantone è anche il motto dell’Europa (Cpce Focus, trad. it. Amanda Pfändler).

Link: Filippo Melantone, una breve biografia
 
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Filippo Melantone (1497-1560), riformatore ecumenico

 
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