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Matthias Rüsch, Conversation über das Eine, was not tut
(Paolo Tognina) La chiesa evangelica di lingua italiana di Zurigo è nata sul finire dell’Ottocento, tra gli operai italiani arrivati in città in cerca di lavoro. Da quella prima, provvisoria comunità, ignorata dalla chiesa riformata perché composta da lavoratori stagionali, ma sostenuta da un circolo di pietisti zurighesi, ha preso avvio una storia lunga oltre un secolo e che continua ancora oggi. Quella vicenda è stata ricostruita, con cura meticolosa, dall’attuale pastore della chiesa di lingua italiana, Matthias Rüsch.
Il bel volume di Rüsch, uscito da poco presso il Theologischer Verlag di Zurigo, è una vera e propria miniera di informazioni, di nomi, di date, di episodi che contrassegnano il cammino di generazioni di credenti di lingua italiana - italiani, ma anche svizzeri, del Ticino e delle vallate meridionali dei Grigioni - che hanno vissuto e lavorato e pregato nella città sulle rive della Limmat.
Gli inizi della chiesa di lingua italiana di Zurigo sono stati umili e difficili e ci sono voluti cinquant’anni prima che la comunità trovasse una certa stabilità. È sul finire degli anni Trenta del secolo scorso che il primo pastore valdese di Zurigo, Alberto Fuhrmann, imprime alla chiesa una svolta importante: stabiliti contatti franchi e cordiali con la chiesa riformata zurighese, la chiesa di lingua italiana si trasforma in breve da un gruppo chiuso in una chiesa accogliente, attenta agli avvenimenti della città e ai bisogni del momento. E mentre la Casa d’Italia diviene la sede dei fascisti italiani, la chiesa di lingua italiana si profila come un luogo di libertà, di circolazione di idee, di difesa degli ideali democratici. Vi approdano allora Franco Fortini e altri intellettuali antifascisti e nella sua orbita gravita lo scrittore Ignazio Silone. Un’epoca irripetibile, una breve parentesi di straordinaria intensità, che produce nella chiesa un’ulteriore maturazione che le permetterà di affrontare, con rinnovata energia, le sfide che si aprono nel dopoguerra.
Passata la bufera del conflitto, riprende l’immigrazione dall’Italia. Mentre in un primo periodo erano arrivate soprattutto persone dal Nord, ora giungono in Svizzera anche molte persone provenienti dal Sud. La chiesa di lingua italiana si mobilita, offre corsi di formazione per facilitare l’integrazione, trova alloggi e funge da “ufficio di collocamento” per centinaia se non migliaia di persone.
Gli anni Sessanta e Settanta sono caratterizzati dall’inasprimento del clima sociale, dal rafforzarsi dello spirito xenofobo, dall’ostilità nei confronti degli stranieri. Si apre, nella chiesa di lingua italiana, un vivace confronto sul tema dell’integrazione (sono anche gli anni dell’ACELIS, che tesse legami e contatti tra protestanti italofoni di Lugano, Poschiavo, Vicosoprano, Basilea, Zurigo e altre località in tutta la Svizzera). La chiesa risponde come può alle nuove sfide: alcuni suoi membri si impegnano anche in campo politico e sociale, assumono incarichi nelle associazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori, si impegnano contro le iniziative anti-inforestieramento. La via battuta è quella dell’assimilazione: non la via del ghetto, della chiusura identitaria, ma dell’integrazione nella società zurighese.
A oltre cent’anni dalla sua nascita, la comunità zurighese di lingua italiana è guidata oggi, per la prima volta, da un pastore svizzero il quale ha dovuto imparare l’italiano per integrarsi tra i suoi parrocchiani. E contrariamente alle aspettative, la chiesa non sta avviandosi verso la propria fine, ma registra sempre nuove adesioni: di italiani e svizzeri, cattolici ed evangelici, in cerca di una patria spirituale.

Matthias Rüsch
Conversation über das Eine, was not tut
Evangelisch-reformierte Italienerseelsorge im Kanton Zürich im 19. und 20. Jahrhundert

TVZ, Zürich 2010


 Recensione di Albert de Lange, in "Protestantesimo"

Link: Theologischer Verlag Zürich, Matthias Rüsch
 
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