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Greti Caprez (1906–1994), prima donna pastore nei Grigioni
(Reinhard Kramm) Il Consiglio ecclesiastico cantonale rispose al pastore Roffler sottoponendo al Sinodo la proposta di ammettere le donne al pastorato. Ma a una precisa condizione: in caso di matrimonio le donne non sarebbero state ammesse al servizio della chiesa. Il Sinodo discusse la proposta del Consiglio ecclesiastico, ribattezzata prontamente “Lex Greti”, e la approvò, nel 1928, con 51 voti a favore e 4 contrari.
Nel 1929 Greti Roffler sposò l’ingegnere Gian Caprez. I membri del Sinodo, del Piccolo e dal Gran Consiglio evangelico contrari al pastorato femminile, ritennero che il problema fosse risolto: il Sinodo aveva stabilito che una donna sposata non poteva diventare pastore.

Gli oppositori del pastorato femminile non avevano però fatto i conti con la popolazione riformata di Furna, villaggio natale di Greti Roffler-Caprez. Nel 1931 la chiesa di Furna, nel Prättigau, la elesse infatti quale suo pastore. In mancanza di appigli nei regolamenti ecclesiastici, i riformati di Furna giustificarono la loro decisione affermando di non aver trovato nessun altro candidato.
Greti Roffler-Caprez si trasferì col marito a Furna e cominciò a svolgere le funzioni pastorali. Distribuiva la santa cena, battezzava (malgrado i dubbi circa la validità del battesimo amministrato da una pastora non riconosciuta), faceva le visite e teneva i culti. Tutto doveva essere fatto in modo perfetto, per dimostrare agli avversari di essere capace di svolgere le funzioni pastorali ed essere nel contempo una buona moglie e una buona madre. E Greti rimase incinta per la seconda volta. A Furna non si scomposero, ma si limitarono a dire: “il signor pastore è incinta”.

Le critiche espresse dagli avversari di Greti Roffler-Caprez furono in quegli anni numerose e molto dure, nei Grigioni, in Svizzera e anche all’estero. Un commentatore tedesco parlò di lei come di una donna “cocciuta che con ostinazione tipicamente femminile lotta contro la propria natura”. Nel periodo trascorso a Furna, Greti ebbe tuttavia sempre il sostegno del padre, la cui opinione era ascoltata e rispettata in tutto il cantone.
Gli avversari del pastorato femminile decisero di passare al contrattacco. Nel 1932 la “Lex Greti” fu posta in votazione popolare. In un clima arroventato da articoli polemici apparsi sulla stampa e da duri commenti espressi da diversi pastori, la popolazione riformata grigionese bocciò la legge. Il “Fögl d’Engiadina” parlò di una “vittoria del buonsenso evangelico”, la “Davoser Zeitung” lesse invece nel risultato l’espressione della negazione dei diritti delle donne.
Forte del risultato della consultazione, il Piccolo Consiglio evangelico ordinò l’immediato congelamento delle rendite della parrocchia. Quelli di Furna si affrettarono a versare alla loro pastora l’intero salario annuale, poi giunse lassù l’amministratore cantonale. Dall’aprile 1933 Greti Caprez svolse gratuitamente il suo servizio pastorale.

Il 1. settembre 1934 Greti Roffler-Caprez annunciò la propria decisione di lasciare Furna. La comunità ne fu dispiaciuta e accettò a malincuore la sua partenza. “In lei abbiamo trovato una persona dalle impareggiabili capacità pastorali”. Il giorno di san Silvestro Greti Roffler-Caprez presiedette a Furna, nella chiesetta colma di gente, il culto di addio. Il Consiglio ecclesiastico cantonale, ritenendo che la partenza di Greti Roffler-Caprez riconducesse la situazione della chiesa di Furna nei binari della normalità, sbloccò i fondi requisiti.

Greti Caprez fu consacrata pastore a Zurigo il 17 novembre 1963, quando ormai era già nonna e aveva qualche filo bianco tra i capelli. Due anni dopo la chiesa evangelica dei Grigioni introdusse il pastorato femminile equiparandolo a quello maschile. Greti Caprez è stata ammessa al sinodo dei pastori grigionesi nel 1966.

 Die illegale Pfarrerin (Bündner Kirchenbote)

 
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