La religione a stelle e striscie
23 maggio 2012
Nuovo studio sul panorama religioso negli Stati Uniti
(Kevin Eckstrom) I mormoni contano oggi due milioni di fedeli in più rispetto a dieci anni fa. Un recente studio asserisce che il mormonismo sperimenta il tasso di crescita più elevato tra i gruppi religiosi negli Stati Uniti. Nelle loro fila figura Mitt Romney, favorito del Partito repubblicano nella corsa alla Casa Bianca.
Pubblicato il 1. maggio, lo studio su appartenenze e gruppi religiosi (RCMS) 2012 indica che i protestanti tradizionali e i cattolici, che dominano il panorama religioso nel XX secolo, perdono terreno di fronte alla rapida avanzata dei mormoni, ma anche, sempre di più, dei musulmani, segnala l'agenzia di stampa Religion News Service (RNS).
Lo studio viene condotto ogni dieci anni. Esso permette di seguire l'affiliazione religiosa della popolazione degli Stati Uniti a livello delle contee, dalla più popolosa – la contea di Los Angeles, dove i mormoni hanno conosciuto un aumento del 55% e i cattolici un calo del 7% - alla più piccola, la contea di Loving, in Texas, che ospita 80 persone e una chiesa evangelica non denominazionale.
Dallo Utah al Maine
La chiesa di Mitt Romney - la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, i cui fedeli sono chiamati “mormoni” – può vantare due milioni di nuovi fedeli in dieci anni. Nello stesso intervallo di tempo sono sorte nuove parrocchie mormoni in 295 contee in cui prima erano inesistenti.
I mormoni costituiscono il gruppo dal tasso di crescita più elevato in 26 Stati, superando così ampiamente le frontiere del loro feudo storico, lo Utah (ovest) ed estendendosi verso il profondo sud e persino fino allo Stato del Maine (nord-est).
I musulmani sono in seconda posizione, con una crescita di un milione di fedeli in 197 nuove contee, per giungere a un totale di circa 2,6 milioni di fedeli. Complessivamente i gruppi non cristiani sono progrediti del 32% nel corso dell'ultimo decennio.
“Le moschee si sono moltiplicate a un ritmo di circa il 50% in dieci anni”, ha indicato Dale Jones, ricercatore presso la chiesa del Nazareno, il quale ha lavorato a questo studio per conto dell'Associazione degli statistici degli Stati Uniti appartenenti a un organismo religioso. “I musulmani contano un numero più elevato di centri religiosi; del resto, il fatto di stabilirsi in periferia permette di avvicinarsi a dei luoghi in cui vivono molti dei loro correligionari”.
Individui impegnati
Mentre altri studi censiscono l'affiliazione totale, le credenze o la frequenza ai culti, lo studio RCMS conta il numero esatto di persone appartenenti alle comunità religiose degli Stati Uniti – vale a dire, come spiega Dave Jones, gli individui “abbastanza impegnati perché li si includa nel conteggio”.
Secondo lo studio, oltre l'80% degli americani si dichiara cristiano, ma soltanto il 49% di essi appartiene a una parrocchia. Per Dave Jones ciò dovrebbe essere fonte di preoccupazione per i responsabili ecclesiastici.
“In un certo senso, raccogliamo quello che abbiamo seminato”, deplora il ricercatore. “Le chiese non smettono di dire che bisogna avere una relazione personale con Gesù Cristo. Quel che si sente dire è: 'Ho bisogno di una relazione, devo nascere di nuovo' e non: “Devo impegnarmi in una parrocchia'. E così ecco dove siamo arrivati adesso”.
Un terzo delle moschee
In totale lo studio censisce quasi 350.000 comunità religiose negli Stati Uniti, dagli ortodossi albanesi agli zoroastriani. Sono chiese, templi e moschee che rappresentano la casa spirituale di 150,6 milioni di americani. I ricercatori affermano di essere riusciti a coprire l'80% dell'insieme delle comunità.
Come la maggior parte degli studi, l'RCMS si basa essenzialmente sui dati forniti dalle stesse chiese e denominazioni. Alcune, in particolare diverse chiese storicamente nere, non hanno comunicato le statistiche più recenti. Peraltro i ricercatori sono riusciti a ottenere informazioni soltanto per un terzo delle moschee degli Stati Uniti e hanno dovuto fare una stima dei due terzi restanti.
Lo studio non ha considerato l'evoluzione del numero di persone laiche o senza affiliazione religiosa, perché queste non fanno appunto parte di una comunità locale. Stando ad altri studi, questa categoria di persone rappresenterebbe circa il 16% della popolazione.
Progressione sbalorditiva
Per Jan Shipps, esperta rispettata del mormonismo, sebbene lei stessa non faccia parte della chiesa mormone, ed ex professoressa all'Università dell'Indiana – Università Purdue di Indianapolis, la progressione dei mormoni in nuove contee è “sbalorditiva”. Secondo lei tale progressione è probabilmente dovuta alla decisione dei dirigenti della chiesa di dividere le grandi comunità in svariate comunità più piccole da un confine all'altro della contea.
“Il loro metodo organizzativo permette di incrementare il numero delle comunità”, ha spiegato. “I mormoni non hanno parrocchie enormi come le chiese indipendenti”.
Lo studio si interessa anche della crescita delle chiese evangeliche indipendenti e non denominazionali. In totale esse costituiscono il terzo gruppo cristiano del Paese, con circa 12,2 milioni di fedeli ripartiti in 35.000 parrocchie.
Sebbene negli ultimi anni i cattolici abbiano subito un calo del 5% del numero dei fedeli, restano tuttavia il gruppo religioso più importante del Paese, con 59 milioni di fedeli. La Convenzione battista del sud è al secondo posto, con 19,8 milioni di fedeli, ma è prima per numero di chiese, con 50.816 parrocchie.
Crescita esponenziale del 473%
Secondo i ricercatori sono diverse le ragioni che spiegano la rapida crescita del numero di musulmani americani: una progressione nelle periferie, una accresciuta volontà dei musulmani degli Stati Uniti di affermarsi e di essere censiti e un maggior numero di moschee per servire un maggior numero di fedeli.
L'imam Muhammad Musri, presidente della Società islamica della Florida centrale, ha rilevato una crescita esponenziale del 473% nella contea di Orange (dove si trova la città di Orlando) e intorno a essa, indica lo studio RCMS. L'imam ritiene persino che l'aumento sia in realtà due volte maggiore rispetto ai 10.000 nuovi musulmani di cui lo studio fa stato.
Secondo lui la progressione del numero dei musulmani è stata alimentata da un'ondata di conversioni seguite all'11 settembre, dal fatto che i figli di immigrati hanno avuto essi stessi dei figli e anche da un'industria medica fiorente. Nella Florida centrale, ha aggiunto, i musulmani fanno come chiunque altro: sono arrivati per trovare “un clima migliore, prezzi più bassi e case più a buon mercato”.
“Dubito che nei prossimi dieci anni sperimenteremo una crescita altrettanto importante”, ha precisato l'imam Muhammad Musri. “È come quando si lancia un nuovo prodotto: all'inizio c'è molto interesse, ma ora ci conoscono meglio e non apriremo altrettante nuove moschee come nel corso degli ultimi dieci anni” (Kevin Eckstrom è redattore capo di Religion News Service).
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