Santi e beati, un sistema da discutere
02 marzo 2012
Intervento del movimento “Noi siamo chiesa” a proposito delle beatificazioni. Con una critica a Comunione e Liberazione e all’apertura del processo canonico per la beatificazione di don Giussani
(ve/nsc) Gli ultimi due papi hanno proclamato troppi santi e beati - cedendo alle pressioni di gruppi, correnti e culture all’interno della chiesa cattolica, e dando spazio a una spiritualità poco evangelica e in definitiva poco centrata in Cristo - e tra questi hanno scelto troppi religiosi - escludendo sistematicamente o quasi le figure di laici e laiche. È questa, in sintesi, la critica mossa dal movimento cattolico “Noi Siamo Chiesa” nei confronti della prassi di beatificazione e santificazione adottata dalla chiesa cattolica. “Noi Siamo Chiesa” si chiede inoltre se “questa accondiscendenza agli aspetti meno evangelici della religiosità popolare non sia un ostacolo da una parte alla tanta conclamata volontà di promuovere una nuova evangelizzazione, dall’altra a un più accelerato percorso ecumenico”.
Il comunicato stampa con cui il movimento espone le proprie critiche alla prassi di beatificazione e santificazione esce in concomitanza con l’annuncio dell’apertura del processo di canonizzazione di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione.
Dubbi sulle beatificazioni
“Noi Siamo Chiesa” da sempre condivide la preoccupazione per questo tipo di pastorale fatta di immagini, cerimonie, preghiere finalizzate e attese, che rende difficile la concentrazione, in una parte del popolo cristiano, sul vero e unico atto di fede, quello in Gesù Cristo morto e risorto”, dice ancora il comunicato stampa. “I tempi e le procedure del sistema lasciano perplessi ed i modelli di santità che si propongono sono la conseguenza di un orientamento preciso, quello di una Chiesa della tradizione e della devozione, e sono apprezzati solo da una parte dei credenti nell’Evangelo che fanno parte della comunità dei battezzati”.
Chiesta una moratoria
“Noi Siamo Chiesa” ritiene che sia giunto il momento di fermarsi e che, per un lungo periodo, per esempio cinquanta anni, sia molto opportuno sospendere beatificazioni e canonizzazioni e iniziare una generalizzata fase di riflessione sul senso stesso di questo modo di essere Chiesa. In questo periodo”, suggerisce il movimento cattolico, “si potrà approfondire il concetto stesso di santità come elemento intrinseco all’essere “normale” di ogni cristiano (p. Alberto Maggi ricorda che san Paolo chiamava i cristiani delle diverse comunità “santi”, cioè consacrati che avevano accolto lo spirito di Dio e che si sentivano perciò attratti verso il bene al servizio degli uomini). Dopo tale periodo si potrà decidere per il meglio”.
Riserve nei confronti di CL
nel suo comunicato, “Noi Siamo Chiesa” esprime delle forti riserve nei confronti dell’apertura del processo di canonizzazione di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. “Nell’ambito di questa nostra posizione critica”, specifica il movimento, “con convinzione prendiamo atto di quanto don Giussani sia stato una personalità eccezionale dal grande carisma, che ha lasciato e lascia un segno forte nella cattolicità”. Ma a questo positivo apprezzamento per l’opera della persona, “Noi Siamo Chiesa” aggiunge: “La figura di don Giussani è proposta non solo per riconoscere la sua personale vita di fede, ma anche per il complesso del suo messaggio e delle iniziative che ha fondato e ispirato per molti anni”. Ed è in particolare su questi aspetti che si appunta la critica, articolata in tre punti.
Tre elementi di critica
Il primo si identifica con la tendenza di Comunione e Liberazione “a organizzarsi come realtà a sé, rispetto al generale corpo ecclesiale”. In questo ambito rientrano “l’aspro lungo conflitto con la “scelta religiosa” dell’Azione Cattolica (che era di ispirazione conciliare e che tendeva a separare l’impegno religioso da quello politico)”, lo scontro diretto con una buona parte delle strutture parrocchiali e con il vescovo della diocesi di Milano e “la diffidenza di CL nei confronti del magistero del cardinale Martini”.
Il secondo viene individuato nella linea politica di CL, definita “monolitica, molto coesa, con caratteristiche costanti nel tempo, sotto il segno dell’integralismo culturale e della spregiudicatezza nelle alleanze”, fatta di convergenze “con le forze più squalificate della destra italiana (da Andreotti a Bossi, a Berlusconi)”, di sostegno a “leggi dichiaratamente in contrasto con il bene comune e la giustizia [e qui il comunicato indica, ad esempio, le leggi anti-immigrati)”, la costante “polemica con i “cristiani adulti” e con il cattolicesimo democratico”.
Il terzo elemento di critica attiene infine ai “dubbi su quanto siano “cristiane” le prassi di governo della galassia del Movimento”, alimentati dal “controllo stretto di molte istituzioni locali [in Lombardia e a Milano], a partire dall’amministrazione regionale con le sue strutture sanitarie, con clientelismi e gravi illegalità di tanti tipi”.
Il comunicato di “Noi Siamo Chiesa” conclude: “La memoria di don Giussani può essere benissimo ricordata e vissuta nella coscienza di quanti ne apprezzano il messaggio e all’interno del loro Movimento, senza altri riconoscimenti che sono in molti nella Chiesa a non condividere.
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