L’agonia della Siria
28 febbraio 2012
Il grande Paese mediorientale sull’orlo della guerra civile
(John Zarocostas) Nella regione di Homs ci sono comunità prese di mira per motivi religiosi. La recrudescenza della violenza settaria tra i protagonisti del conflitto siriano fa temere una guerra civile generalizzata, attizzata dalle animosità religiose. Le chiese del Paese potrebbero fungere da moderatrici tra il Governo e certi gruppi d'opposizione.
“È fondamentale che, in qualsiasi campo, ci si astenga dal prendere di mira delle persone sulla base della loro identità etnica o religiosa”, ha dichiarato Rupert Colville, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Bisogna compiere tutti gli sforzi possibili per impedire nuove perdite tra i civili”.
Dall'autunno scorso mettiamo in guardia contro il pericolo di una guerra civile generalizzata, ha dichiarato Rupert Colville, “con la possibilità molto reale che assuma un carattere settario”.
La polarizzazione settaria vede contrapposti i sostenitori del presidente Bashar al-Assad, provenienti dalla minoranza alauita - un ramo dell'islam sciita che rappresenta appena il 12% della popolazione, ma il cui peso è molto importante nelle forze armate siriane - ai musulmani sunniti, che costituiscono il 75% della popolazione e sostengono con fervore il piccolo Esercito Siriano Libero.
Le comunità cristiane rappresentano invece circa il 5% della popolazione siriana e si tengono prevalentemente al di fuori delle ostilità.
Rapimenti perpetrati a caso
Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato il 13 febbraio che dall'inizio della repressione dell'opposizione antigovernativa, nel marzo del 2011, “le forze di sicurezza e il governo sono, con l'appoggio delle milizie 'shabiha', responsabili della morte di migliaia di persone, conducendo attacchi contro manifestazioni pacifiche e operazioni militari di vasta portata in svariate città”.
Parlando sotto anonimato, un importante diplomatico dell'ONU ha dichiarato che la situazione settaria in Siria non è tuttavia così semplice. Ha spiegato che le forze armate siriane sono costituite da sunniti e alauiti, mentre l'opposizione al presidente Assad può contare su alauiti, cristiani, drusi e persone appartenenti ad altre comunità.
Stando a organizzazioni per la difesa dei diritti della persona, certe zone come la città di Homs - essenzialmente sunnita, benché vi si trovino anche quartieri alauiti e cristiani - hanno subito dei rapimenti perpetrati a caso e delle rappresaglie omicide.
“Abbiamo ricevuto rapporti allarmanti concernenti abusi perpetrati da combattenti antigovernativi, come il rapimento di rappresentanti delle forze dell'ordine e dichiarazioni di maltrattamenti, di tortura e di esecuzioni sommarie”, ha fatto sapere Rupert Colville. “Al momento, però, non siamo in grado di confermare queste informazioni, anche se ovviamente le prendiamo molto sul serio e continuiamo a indagare al riguardo”.
Al Qaeda sotto false sembianze?
Colville ha peraltro ricordato che la presenza e le manovre dei combattenti armati che si oppongono al Governo non giustificano in alcun modo gli attacchi indiscriminati contro zone civili.
“Le voci secondo le quali potrebbe esserci Al Qaeda dietro la recente serie di bombardamenti mortali a Damasco e a Aleppo sono particolarmente inquietanti, soprattutto quando sappiamo che questa organizzazione ha deliberatamente esacerbato l'odio settario in Iraq e in Afghanistan, ha sottolineato Rupert Colville.
Per Michael Nseir, responsabile del programma per il Medio Oriente al Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), le chiese in Siria hanno un ruolo da esercitare per dare il via al dialogo. Possono in particolare fare da mediatrici tra il governo e certi gruppi dell'opposizione.
Il 20 febbraio i membri del Comitato esecutivo del CEC hanno inviato una messaggio pastorale alle chiese della Siria per renderle partecipi della loro solidarietà.
Il 21 febbraio il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) ha esortato le autorità siriane e tutte le altre parti coinvolte nelle violenze a instaurare una sospensione dei combattimenti di almeno due ore al giorno in tutte le zone interessate in modo da consentire l'inoltro immediato degli aiuti umanitari.
“A Homs e in altre zone colpite ci sono intere famiglie bloccate in casa da giorni, senza poter uscire a comprare il pane, altri viveri, acqua o per accedere a cure mediche”, ha affermato Jakob Kellenberger, presidente del CICR (eninews; trad. it. Giacomo Mattia Schmitt).
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